CONCORDATO PREVENTIVO: il pagamento oltre l’anno e il diritto di voto dei creditori privilegiati

In Fallimentare
Tribunale di Busto Arsizio, sezione seconda civile, decreto del 08/03/2017  [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Dario Rombolà

La seconda sezione civile del Tribunale di Busto Arsizio (estensore Lualdi) in data 08/03/2017  ha emesso un complesso decreto in tema di procedura fallimentare.

Lo studio del provvedimento pare di significativa utilità in quanto consente di ripercorrere la recente evoluzione giurisprudenziale in materia.

Nel caso di specie la società debitrice depositava la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo ai sensi dell’art. 161, co. VI l. fallimentare.

I giudici, tenuto di conto della complessiva documentazione depositata, riconoscevano la regolare prospettazione della domanda nel rispetto degli artt. 160 e 186 bis l. fallimentare.

Il piano doveva altresì essere qualificato secondo il paradigma della “continuità” diretta, prevedendo in particolare la continuazione dell’impresa da parte del soggetto proponente.

La prosecuzione dell’attività, da parte del debitore, aveva il pregio di consentire la produzione di flussi finanziari sufficienti ad adempiere ai contenuti della proposta formulata ai creditori.

Il piano industriale prevedeva l’adempimento integrale degli obblighi assunti dall’Amministratore Unico pur se sospensivamente condizionati al passaggio in giudicato del decreto di omologazione del concordato proposto.

Nel piano prospettato dal debitore si suddividevano i creditori in più classi.

La prima classe di creditori era composta da creditori ipotecari, la seconda classe da creditori privilegiati (residui). La formazione di queste due distinte classi di creditori appariva funzionale alla soddisfazione del ceto privilegiato. Tale adempimento, seppur in misura integrale e con il riconoscimento degli interessi maturati, era pianificato entro un periodo superiore all’anno di moratoria pure previsto dall’art. 186 bis c.II lett. C) l. fallimentare.

Tale aspetto veniva analizzato dal presente decreto.

Il Tribunale prendeva atto del principio affermato dalla Corte di Cassazione con la pronuncia n.10112/2014, nuovamente ribadito da Cass. n. 1746/2015. Con queste due pronunce la suprema Corte riteneva legittima la proposta concordataria che prevedeva un pagamento dilazionato dei creditori privilegiati anche superiore all’anno, pur evidenziando come “in materia di concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l’adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione della perdita economica conseguente al ritardo, rispetto ai tempi ‘normali’, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme spettanti”.

Il secondo aspetto preso in analisi dal decreto atteneva alle operazioni di voto che interessavano le due classi dei creditori di rango privilegiato. Il tribunale riteneva di non condividere il principio affermato dalla Corte di Cassazione (22045/2016) secondo cui la “misura” del voto sarebbe parametrata all’entità della perdita subita per il ritardato pagamento (ultra annuale), nella misura in cui tale perdita economica non sia neutralizzata dal riconoscimento degli interessi pure previsti nella proposta.

Il Tribunale, infatti, evidenziava come il quadro sistematico di riferimento (art. 177 co. II e art. 177 co. III l. fallimentare) ancorasse il diritto di voto non alla misura di perdita economica ma a quella parte di credito il cui regime ordinario muta per effetto dell’ammissione del debitore alla procedura concordataria.

Premesso ciò, si ribadiva come “il pagamento oltre l’anno del creditore privilegiato comporta il mutamento del regime giuridico dell’intero credito che appunto muta per l’effetto del concordato”. A corroborare tale assunto, secondo il tribunale, si porrebbe proprio l’art. 186 bis. co. II lett. C) l. fallimentare.

Tale articolo, infatti, non prevede il voto per quella parte di credito destinata ad essere dilazionata entro l’anno con la conseguenza che l’entità del voto dovrebbe essere parametrata esclusivamente a quella parte di credito privilegiato dilazionata oltre l’anno.

L’ultima parte del decreto si preoccupava, invece, di analizzare il trattamento del ceto chirografario. Nella proposta si prevedeva la formazione di altre due classi di creditori: l’integrale soddisfazione dei creditori chirografari definiti “strategici” (classe III) e la soddisfazione nella misura del 20% per i creditori chirografari (classe IV).

La proposta prevedeva, inoltre, la costituzione di un’ulteriore classe creditrice: i creditori postergati.

La suddivisione delle cinque classi creditrici si era formata, secondo il Tribunale, correttamente. In forza di questi presupposti il Tribunale dichiarava aperta la procedura di concordato preventivo.

 

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