CONCORDATO PREVENTIVO: la risoluzione è ammessa quando i creditori chirografari rimangano totalmente insoddisfatti

In Fallimentare
Tribunale di Rovigo, sentenza 30/11/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

“La prospettazione di una presumibile percentuale di soddisfazione, senza l’assunzione di un correlato obbligo di garanzia, non determina ex se i presupposti della risoluzione per inadempimento allorché vi sia uno scostamento percentualistico tra il prospettato e il soddisfatto; qualora, tuttavia, tale scostamento integri l’assenza di soddisfazione del ceto creditorio chirografario deve desumersi necessariamente il grave inadempimento”.

La conclusione qui riportata costituisce l’esito di una pronuncia molto interessante nella delicata materia del concordato preventivo, emessa il 30 novembre 2016 dal Tribunale di Rovigo.

Giova ricordare che il concordato preventivo è una procedura concorsuale disciplinata dall’art. 160 l. fall., che permette all’imprenditore in stato di crisi (cui viene equiparato anche lo stato d’insolvenza) di presentare ai creditori un piano di concordato, che li soddisfi almeno parzialmente.

Nel caso di specie, in particolare, uno dei creditori chirografari chiedeva al collegio la risoluzione del concordato, prevista ai sensi dell’art. 186 l. fall., alla luce del grave inadempimento della società sottopostasi alla procedura: secondo il ricorrente, infatti, basandosi sulla relazione del Commissario Giudiziale, sarebbe emersa non soltanto la difficoltà nell’integrale pagamento dei creditori privilegiati, ma anche la totale impossibilità di soddisfare i chirografari (che, secondo la prospettazione del piano originario, avrebbero dovuto, invece, ottenere una percentuale pari al 18,6 %).

Il resistente, oltre a contestare la presenza di inadempimento, da valutarsi, nella sua ottica, non in relazione alla posizione del singolo creditore ricorrente, ma a quella dell’intera categoria creditoria, deduceva anche una mancanza di interesse della massa alla risoluzione del concordato, posto che, a differenza di un’eventuale ipotesi di fallimento, i creditori avrebbero potuto fruire anche delle cosiddette “finanze esterne”, garanzia certa di maggior soddisfazione delle proprie pretese.

Il Tribunale, anche alla luce della relazione del Commissario, nella quale si sottolinea la possibilità di soddisfare solo parzialmente i creditori privilegiati, mentre nulla residuerebbe per i chirografari, accoglie la domanda e dichiara risolto il concordato preventivo.

Dal suddetto documento, infatti, emerge, secondo i giudici, l’assenza di un elemento che le Sezioni Unite, nel 2013[1], hanno qualificato come causa concreta del concordato, vale a dire la soddisfazione minima di tutti i creditori. Dovendosi ritenere tale circostanza un requisito ontologico della stessa esistenza del concordato, la sua mancanza non può far altro che delineare quel grave inadempimento che costituisce presupposto per ottenere la risoluzione ai sensi dell’art. 186 l. fall.

Evidenzia, quindi, il Tribunale veneto come, qualora vi sia una semplice differenza tra la cifra prospettata nel piano concordatario e quella successivamente ottenuta dai creditori chirografari, non sussisterebbe la possibilità di ottenere la risoluzione per inadempimento. Nell’ipotesi in oggetto, tuttavia, lo scostamento percentualistico integra totale assenza di soddisfazione per il ceto creditorio chirografario e, pertanto, determina il grave inadempimento.

In chiusura, il collegio segnala come non sia rilevante neppure la deduzione del resistente in merito al mancato interesse della massa creditoria alla risoluzione: in primis, infatti, accogliendo tale tesi si dovrebbe necessariamente giungere alla conclusione che ogniqualvolta siano presenti apporti di finanza esterna, non sia possibile richiedere la risoluzione. Inoltre, in punto di diritto, si tratta di valutazione di convenienza economica sottratta, durante tutta la procedura, al sindacato giurisdizionale. Peraltro, sottolineano i giudici, l’eventuale fallimento comporterebbe il consequenziale fallimento anche dei soci illimitatamente responsabili e, dunque, la possibilità di ampliamento della garanzia patrimoniale.

[1] Sent. 23 gennaio 2013, n. 1521

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