CONCORDATO PREVENTIVO: la procedura di scioglimento dei contratti ex art. 169- bis l. fall.  

In Fallimentare

 

Tribunale di Monza, sezione fallimentare, sentenza del 25/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

La sentenza del giudice delegato della Sezione fallimentare del Tribunale di Monza pubblicata il 25.01.2017 effettua, con dovizia di particolari, un’articolata analisi della disposizione di cui all’art. 169- bis l. fall., recentemente rinnovato con la legge 132/2015.

La suddetta norma, rubricata “Contratti pendenti”, consente al debitore ammesso alla procedura di concordato preventivo di richiedere autorizzazione allo scioglimento degli accordi ancora ineseguiti o non compiutamente eseguiti alla data della presentazione del ricorso. Tale richiesta, contestuale o successiva all’ammissione al concordato, prevede la necessità di dover sentire l’altro contraente; inoltre, lo scioglimento avrà effetto solo dal momento in cui il provvedimento autorizzativo sia posto a conoscenza della controparte.

Nel caso di specie, il debitore, ammesso al concordato preventivo, chiedeva al giudice delegato l’autorizzazione per poter procedere allo scioglimento di una serie di contratti di distribuzione stipulati con una società tedesca, versando, secondo il disposto dell’art. 169- bis l. fall., c. 2, a titolo di indennizzo da aggiungere al passivo chirografario, la somma di euro 300.000,00.

A seguito dello scambio di memorie, la convenuta creditrice si opponeva alla richiesta di scioglimento, sollevando due eccezioni pregiudiziali: in primo luogo, chiedendo la sospensione del giudizio in attesa della pronuncia della Corte tedesca, già adita per verificare l’eventuale sussistenza di inadempimenti contrattuali da parte della società italiana, con conseguente risarcimento danni. La seconda contestazione atteneva, invece, alla richiesta di chiamata in causa di un terzo soggetto, affittuario del ramo di azienda.

Superata la prima pregiudiziale, sul presupposto che la disposizione applicabile al caso di specie abbia riflessi solo rispetto a prestazioni future, e che, dunque, non possa in alcun modo incidere su questioni attinenti al corretto svolgimento del contratto nel periodo antecedente al venir meno dell’accordo, il Giudicante propone una complessa e attenta analisi della seconda eccezione.

La difficoltà maggiore è da attribuirsi alla comprensione di quale sia la normativa nazionale applicabile alla fattispecie concreta, considerando che le due parti hanno sede legale in Paesi differenti.

Il diritto tedesco, infatti, statuisce che, in caso di affitto di ramo d’azienda, siano trasferiti al ceduto soltanto i contratti per i quali quest’ultimo abbia prestato il consenso; il diritto italiano, viceversa, ai sensi dell’art. 2558 c.c., prevede che vi sia automatico subentro in tutti i contratti, ad eccezione di quelli intuitus personae e di quelli contrattualmente esclusi dalle parti. Nella ricostruzione compiuta dalla convenuta, fondata sull’applicazione del nostro codice, i contratti sarebbero nella disponibilità dell’affittuaria e, dunque, non facendo capo all’attrice, non sottoponibili allo scioglimento.

Tale interpretazione non risulta convincente ad avviso del giudice delegato.

Infatti, seppur i contratti fossero stati trasferiti all’affittuario, nel rispetto dell’art. 2558 c.c., essi, a seguito della retrocessione dell’azienda in capo all’imprenditore cedente, sarebbero ora nella disponibilità di quest’ultimo: nel caso di specie, più precisamente, la retrocessione sarebbe avvenuta con la cessazione del contratto di affitto, espressamente prevista nell’ambito del procedimento competitivo di cui all’art. 163- bis l. fall., con cui era stata messa in vendita l’azienda.

Venendo al merito della questione, invece, sottolinea il giudicante come, ai fini dell’autorizzazione, sia necessario valutare la funzionalità e la strumentalità dello scioglimento rispetto alla procedura concordataria, garantendo l’ineludibile esigenza di salvaguardia della necessaria proporzione tra le posizioni coinvolte[1].

Sottolinea il giudice come, proprio nell’ottica di una valutazione comparativa degli interessi in gioco, il Tribunale aveva disposto una procedura competitiva diretta ad assicurare il massimo soddisfacimento dei creditori, al fine di garantire il reperimento sul mercato della migliore soluzione per la vendita dei cespiti attivi della procedura.

Tale soddisfazione, tuttavia, potrebbe non essere assicurata se ci si convincesse dell’applicazione della legge tedesca piuttosto che quella italiana: se così fosse, infatti, si trasferirebbero i contratti all’affittuario soltanto a seguito del consenso del soggetto ceduto, in questo caso l’odierno convenuto. In questo modo, la società tedesca potrebbe incidere sulla procedura competitiva, decidendo a posteriori se l’aggiudicatario sia o meno di suo gradimento e, dunque, potenzialmente creando una disparità di trattamento tra i partecipanti alla procedura competitiva.

Pertanto, a giudizio del Giudice adito, lo scioglimento dei contratti è coerente con il piano concordatario in cui si prevede la vendita aziendale nonché con il principio di massimizzazione del risultato economico della cessione, che segue l’orientamento, ormai affermato dalla giurisprudenza di legittimità[2], secondo cui il criterio da seguirsi è quello della migliore soddisfazione dei creditori.

Per questi motivi, il Giudice Delegato scioglie i contratti oggetto di causa e, non trovando alcuna causa ostativa, assegna l’indennizzo di euro 300.000,00 al convenuto creditore, debito da assegnarsi tra le poste passive nella proposta concordataria.

[1] C.App.Milano 29.01.2015

[2] Cass. 3324/2016

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

Cartelle esattoriali ed interessi di mora

Come si calcolano gli interessi sulle cartelle? A decidere il calcolo degli interessi sulle cartelle esattoriali non è l’Agente

Read More...

Finanziamento illecito ai partiti

Cassazione, sentenza 24158/2018 Redatto dal dott. Gabriele Marasco Il finanziamento illecito ai partiti può configurarsi tanto attraverso erogazioni di

Read More...

CONTRATTI TRA SOCIETA’ PARTECIPATE: è richiesta la forma scritta ad substantiam?

Corte di Cassazione, sentenza n.3566/2018 Redatto dalla dott.ssa Roberta Mordà La Corte di Cassazione con sentenza n. 3566/2018 ha

Read More...

Mobile Sliding Menu