CONCORDATO PREVENTIVO: inammissibile la domanda presentata dopo l’istruttoria prefallimentare prima della pubblicazione della sentenza di fallimento

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione sesta, sentenza n.17156 del 17/08/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Concetta Greco

Gli effetti della sentenza di fallimento decorrono dal momento della sua pubblicazione, ma ciò non toglie che il momento della pronuncia vada identificato con quello della deliberazione della decisione, mentre le successive fasi dell’ “iter” formativo dell’atto, e cioè la stesura della motivazione, la sua sottoscrizione e la conseguente pubblicazione, non incidono sulla sostanza della pronuncia; ne consegue che il debitore fallendo non può pretendere che la decisione già assunta sia revocata, e che il processo retroceda alla fase dell’istruttoria, a seguito della tardiva presentazione di una domanda di concordato sulla quale il collegio non è più tenuto a pronunciare.

Per il tramite della pronuncia in commento, la VI sezione della Corte di Cassazione ha affrontato la delicata questione relativa all’ammissibilità o meno della domanda di concordato preventivo depositata prima della pubblicazione della sentenza di fallimento; rectius, nel caso di specie, nelle more tra l’udienza in cui il giudice delegato aveva riferito della causa al Collegio in ordine alla richiesta di fallimento e la data di pubblicazione della sentenza.

Sul punto, in via preliminare giova precisare che la questione nasce dall’eliminazione – per mano del D.lgs. n.5 del 2006 – dal testo dell’articolo 160 Legge Fall. dell’inciso che prevedeva la possibilità per l’imprenditore di proporre il concordato preventivo “fino a che il suo fallimento non è dichiarato”, di guisa che, nel caso in parola, come ben osserva la Corte territoriale di Catania, nell’attuale sistema normativo “non v’è un rapporto di pregiudizialità necessaria tra concordato preventivo e fallimento”.

Ebbene, nel condividere le considerazioni svolte dalla Corte territoriale, gli Ermellini hanno chiarito, ad ulteriore specificazione, che la citata domanda di concordato doveva considerarsi inammissibile avendo la stessa natura meramente dilatoria, atteso che “la domanda la cui presentazione doveva ritenersi preclusa già dopo l’udienza di chiusura dell’istruttoria…  …  non poteva, a maggior ragione, essere tenuta in considerazione dopo l’assunzione della decisione…” , ritenendo, altresì, per l’effetto, del tutto irrilevante che la sentenza dichiarativa, già deliberata, fosse stata pubblicata in data successiva al deposito della domanda di concordato.

Tanto in quanto “è vero che gli effetti della sentenza decorrono dal momento della sua pubblicazione , ma ciò non toglie che il momento della pronuncia vada identificato con quello della deliberazione della decisione, mentre le successive fasi dell’iter formativo dell’atto… non incidono sulla sostanza della pronuncia.. ”

Orbene, in ordine a tale ultima questione, giova precisare che la Suprema Corte di Cassazione, con pronuncia del 24 agosto 2016 n° 17297 , in senso difforme rispetto alla pronuncia in esame, ha invece precisato che “la deliberazione della sentenza costituisce solo una fase del procedimento di formazione della decisione, mentre è la pubblicazione, a norma dell’art.133 c.p.c., che rende ufficiale la consegna della sentenza” di guisa che “è questa la data da considerare ai fini della valutazione della tempestività della proposta di concordato preventivo, la quale impediva temporaneamente la dichiarazione di fallimento, essendo stata avanzata in data precedente…”.

Ed allora, sulla scia del citato contrasto giurisprudenziale e attesa la lampante importanza della questione, si  auspica la richiesta di un intervento esegetico da parte delle Sezioni Unite.

 

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