CONCORDATO FALLIMENTARE: è preclusa al Tribunale la valutazione sulla fattibilità economica della proposta di concordato

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n. 23882 del 23/11/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

La mancanza di causa concreta, concernente linidoneità della proposta a soddisfare sia pure in minima parte i creditori, deve emergere prima faciee non dopo la verifica della prognosi favorevole normalmente sottesa allapprovazione del concordato da parte della maggioranza richiesta dallart. 177, co. 1, L.F., né può essere affermata sulla scorta di un giudizio probabilistico e certamente opinabile, quale quello concernente leffettivo valore di realizzo dei beni stimato dal Commissario giudiziale, solo perché il tribunale – pur non avendo mai posto in dubbio loperato dellattestatore – reputi maggiormente persuasive le conclusioni raggiunte sul punto dallorgano della procedura, trattandosi pur sempre di valutazioni estimative inerenti in quanto tali la sfera di fattibilità economica del concordato demandata al solo giudizio dei creditori.

La Cassazione è chiamata a pronunciarsi dopo che la Corte d’appello di Ancona ha respinto il reclamo di una società avverso la sentenza dichiarativa del fallimento emessa a seguito dell’opposizione delle creditrici all’omologazione del concordato preventivo da essa approvato ex art. 177, comma 1, L.F..

Come si legge nel ricorso, la Corte d’appello ha affermato che il tribunale sia legittimato a sindacare la fattibilità economica del piano anche se i creditori dissenzienti non raggiungono il 20% degli aventi diritto al voto.
Tale sindacato, nel caso si specie, per altro, si fonderebbe sull’acclarata assenza della causa in concreto, così come emerge dalla relazione del Commissario giudiziale, secondo cui la proposta di concordato sarebbe inidonea a soddisfare alcuna classe di creditori.

La ricorrente, nel presentare ricorso innanzi ai giudici di legittimità, contesta il potere del tribunale di sindacare la fattibilità economica della proposta di concordato, in quanto facoltà che la legge riserva esclusivamente ai creditori, a contrario dell’accertamento della fattibilità giuridica.

La Suprema Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata sulla scorta di diverse considerazioni.

Il tribunale, infatti, fonda la propria valutazione non sull’assenza della causa concreta, ma sulla maggior persuasività della stima effettuata dal Commissario giudiziale circa l’inidoneità della proposta a soddisfare i creditori, pur in presenza di una diversa e maggiore stima dell’attestatore, basata su documenti ed argomentazioni della cui correttezza non è dato dubitare.

Ancora, si afferma che la proposizione di opposizioni all’omologazione non possa produrre l’effetto di estendere il sindacato giurisdizionale alla fattibilità economica del concordato, in quanto, come affermato da Cassazione n. 15345/2014, il sindacato è estendibile alla sola convenienza della proposta sulla base di una valutazione circa il soddisfacimento che questo porterebbe alle ragioni dei creditori a fronte di altre alternative praticabili, oltre che nelle ipotesi previste dalla legge (e non ravvisabili nel caso in esame), quali la contestazione del creditore appartenente ad una classe dissenziente oppure, nel caso di mancata formazione della classi, da creditori che rappresentano almeno il 20% di voti.

La sentenza in commento sembra richiamare la problematica sorta in materia contrattuale circa l’estensione del sindacato giurisdizionale sull’equilibrio normativo e sulla convenienza dell’accordo delle parti, il cd. substantive justice, giungendo, così come avvenuto in sede civile, a limitare l’ingerenza dei giudici nelle scelte rimesse alla libera determinazioni delle parti.

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