CONCESSIONE ABUSIVA CREDITO: la banca risarcisce i danni provocati alla società fallita

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 9983 del 20/04/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Formica

“Devesi considerare indubbio che se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell’accorta gestione imprenditoriale quanto all’amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale di quella società, integra un concorrente illecito della banca, la quale deve seguire i principi di sana e prudente gestione valutando (art. 5 del T.u.b.) il merito di credito in base a informazioni adeguate”.

Questo il principio espresso dalla Cassazione civile, sezione prima, con la sentenza n. 9983 del 21/02/2017, pubblicata il 20/04/2017.

La vicenda trae origine dal ricorso proposto dal curatore del fallimento avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 2695/2011, depositata il 07/10/2011.

In particolare, chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni, la curatela conveniva in giudizio gli amministratori della società fallita, che avevano fatto ricorso al credito bancario nonostante la perdita del capitale sociale (omettendo, oltretutto, di adottare i necessari provvedimenti previsti dalla legge in tali casi) e tre istituti di credito, che avevano abusivamente concesso e ingiustificatamente mantenuto le linee di credito nonostante l’insolvenza della società, in violazione delle regole di sana e prudente gestione.

La Suprema Corte ha fondato la decisione in esame sul presupposto che la condotta degli amministratori, dei direttori generali, dei liquidatori e degli imprenditori esercenti un’attività commerciale di ricorrere o continuare a ricorrere al credito – anche al di fuori dei casi di bancarotta – dissimulando il dissesto o lo stato di insolvenza, oltre a costituire il reato di cui all’art. 218 l.f., integra, altresì, un illecito civile.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto di natura risarcitoria, la Suprema Corte ha affermato la sussistenza della legittimazione attiva del curatore, ai sensi dell’art. 146 l.f. in correlazione all’art. 2393 c.c., nei confronti della banca laddove questa sia da ritenersi terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito.

In effetti, secondo la Corte, di fronte alla richiesta di credito da parte di una società che ha perduto il proprio capitale sociale, la condotta della banca che comunque decide di concedere il credito è dotata di un’intrinseca efficacia causale, considerato che il fatto dannoso si palesa nell’aggravamento e nel ritardo del dissesto societario.

Conseguenza necessaria è che l’attività di erogazione del credito da parte dell’istituto di credito – che deve seguire i principi di sana e prudente gestione valutando il merito di credito in base a informazioni adeguate – ben può esser qualificata come abusiva e causare un danno diretto alla società determinando, ai sensi dell’art. 2055 c.c., una responsabilità risarcitoria solidale con quella derivante dalla mala gestio degli amministratori.

In considerazione di ciò, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della curatela, cassato la sentenza e rinviato alla medesima Corte d’Appello di Milano, diversa sezione, per uniformarsi ai principi espressi.

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