COMPRAVENDITA: la relativa nullità è sanata dalla produzione della dichiarazione “ante ‘67” anche nel giudizio di appello

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.1362 del 19/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Emilia Tartaglia

La produzione della dichiarazione “ante ’67” nel corso del giudizio di appello sana la nullità dell’atto di compravendita immobiliare ove da esso non risultino, per dichiarazione dell’alienante, gli estremi della licenza edilizia (oggi permesso di costruire) o del titolo in sanatoria.

Questo il principio di diritto ribadito dalla Cassazione civile, sezione seconda, con sentenza n. 1362 del 19 febbraio 2017.

Nel caso in esame parte ricorrente, a seguito del rigetto della propria domanda da parte della Corte di Appello di Napoli, adiva la Suprema Corte al fine di ottenere la sanatoria della nullità del contratto di compravendita di immobili a seguito della mancata dichiarazione da parte intimata che l’opera fosse anteriore al 2 settembre 1967.

Ebbene, la Suprema Corte, adita sulla questione de qua, ha ritenuto errata la decisione della Corte di Appello di Napoli di non esaminare la successiva scrittura privata autenticata dal notaio fornita in appello dal ricorrente e di non verificare se tale atto contenesse, in aggiunta alla scrittura privata precedente, la menzione che l’opera fosse iniziata in data anteriore al primo settembre 1967.

La normativa di riferimento è la L. 28 febbraio 1985 n. 47, la quale agli artt. 17 e 40 prevede la nullità del contratto in caso di omessa dichiarazione degli estremi della concessione edilizia dell’immobile oggetto di compravendita ovvero degli estremi della domanda di concessione in sanatoria quale nullità a carattere formale.

E’ da rilevare che, con sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 23825/2009, si è affermato che la sussistenza della dichiarazione sostitutiva di atto notorio di cui alla L. 47/1985 art. 40 attestante l’inizio dell’opera in data anteriore al 2 settembre 1967, non costituisce un presupposto della domanda bensì una condizione dell’azione che può intervenire anche in corso di causa e sino al momento della decisione della lite, di guisa che la sua assenza è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio e l’allegazione e la documentazione della sua esistenza possono avvenire anche nel corso del giudizio di appello.

Orbene, è di palmare evidenza che, nel caso in oggetto, il nuovo documento prodotto dal ricorrente in appello è ammissibile in questa fase di giudizio.

In conclusione la Corte di legittimità ha confermato il principio di diritto statuito da pacifica giurisprudenza secondo cui la produzione della dichiarazione “ante ’67” nel corso del giudizio di appello sana la nullità dell’atto di compravendita immobiliare.

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