COMPRAVENDITA : interrogatorio formale e simulazione della compravendita immobiliare

In Contratti
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.6262 del 10/03/2017 [Leggi il provvedimento]
Redatto dalla dott.ssa Ilaria Falzone

“In tema di prova della simulazione di contratti di compravendita di immobili che esigono la forma scritta “ad substantiam”, l’interrogatorio formale, in quanto diretto a provocare la confessione del soggetto cui è deferito, è ammissibile anche tra le parti solo se sia rivolto a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, perché in tal caso oggetto del mezzo di prova è l’inesistenza della compravendita immobiliare, ma non la simulazione relativa”.

Questa è la massima estrapolata dalla recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, formulata a seguito del giudizio proposto in riforma della sentenza della Corte d’ Appello di Trento in materia di contratti di compravendita.

Conformemente ad un consolidato orientamento giuridico, la Corte d’Appello di Trento, con sentenza, respingeva la domanda di parte attorea volta ad accertare la simulazione di un contratto di compravendita immobiliare. Difatti, secondo i giudici di merito, la prova dell’interposizione fittizia di persona, limitatamente ad un contratto soggetto all’onere della forma scritta “ad substantiam”, non può essere assolta né a mezzo testimoni né a mezzo presunzioni né mediante il deferimento del giuramento né tanto meno attraverso l’interrogatorio formale, non potendo supplire la confessione.

Avverso tale sentenza, veniva proposto ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte, in punto di diritto, in linea con il ragionamento del Giudice di merito ha affermato che, nel caso di simulazione relativa in un contratto necessitante la forma scritta, la dimostrazione della volontà delle parti di concludere un contratto diverso da quello apparente incontra non solo le normali limitazioni legali all’ammissibilità della prova testimoniale e per presunzioni, ma anche quella, più rigorosa, derivante dal disposto di cui agli artt. 1414, 2 co., e 2725 c.c, di provare la sussistenza dei requisiti di sostanza e forma del contratto dissimulato diverso da quello apparentemente voluto, consistente nell’esistenza, quindi, di una controdichiarazione, dalla quale risulti l’intento comune dei contraenti di dare vita ad un contratto soggettivamente diverso da quello apparente.

Per meglio comprende il ragionamento giuridico della Corte di legittimità, occorre effettuare una distinzione tra simulazione assoluta o relativa.

Un contratto si considera simulato qualora le parti abbiano posto in essere in modo apparente un negozio giuridico con l’accordo che lo stesso non produca effetto tra le parti.

Più nello specifico, tale simulazione si considera assoluta se le parti creano l’apparenza di un contratto anche se non vogliono porre in essere nessun contratto tra loro; si parla invece di simulazione relativa quando le parti stipulano un contratto diverso da quello che vogliono realmente (cd. dissimulato).

A tal proposito, in conclusione, nei contratti di compravendita immobiliare i quali esigono la forma scritta ‘ad substantiam’, l’interrogatorio formale, in quanto diretto a provocare la confessione del soggetto cui è deferito, è ammissibile anche tra le parti solo se sia rivolto a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, perché in questo caso l’oggetto del mezzo di prova è l’inesistenza della compravendita immobiliare.

Nel caso di specie, invece, prefigurando un’ipotesi di simulazione relativa, gli ermellini non hanno ammesso l’applicazione dell’interrogatorio formale quale mezzo di prova.

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