COLPA MEDICA: il paziente deve provare il nesso causale tra la condotta del medico ed il danno patito

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.26824 del 13/09/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Roberta Simonetti

In tema di colpa medica “Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica è onere dell’attore, paziente danneggiato, dimostrare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento danni, onere che va assolto dimostrando con qualsiasi mezzo di prova che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio più probabile che non, la causa del danno”.

E’ quanto emerge dalla sentenza n. 6824 del 13/09/2017 della Cassazione, la quale ha rigettato un ricorso proposto contro la Corte d’Appello di Ancona, con il quale i ricorrenti, in proprio e in qualità di genitori esercenti la potestà sul minore, divenuto maggiorenne, agivano al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti da quest’ultimo in conseguenza dei trattamenti sanitari inadeguati cui sarebbe stato sottoposto  in occasione della nascita, avvenuta con parto prematuro.

Nel caso di specie, i ricorrenti lamentavano, in particolare, la falsa applicazione nonché violazione del principio dell’onere probatorio dettato dall’art. 1218 c.c. e dall’art 2697 c.c.

In realtà, il fulcro della problematica della responsabilità medica, che la dottrina, date le sue peculiarità, definisce addirittura “sottosistema della responsabilità civile”, si concentra soprattutto sulla natura di questo tipo di responsabilità perché strettamente connessa con ciò che alla collettività interessa, con ciò che ad un paziente interessa: ovvero il riparto dell’onere probatorio (chi deve provare cosa) in un settore in cui le informazioni a disposizione del paziente sono scarse (siamo di fronte ad un professionista, un tecnico particolarmente qualificato, ed ad un paziente che può avere un grado d’istruzione particolarmente basso).

Sul presupposto che l’art 1218 c.c. “ solleva il creditore dall’obbligazione che si afferma non adempiuta dall’onere di provare la colpa del debitore inadempiente, ma non dall’onere di provare il nesso di causalità tra la condotta del debitore e il danno cui si domanda il risarcimento”, i giudici ermellini, in linea con il ragionamento dei giudici di secondo grado, hanno confermato la natura contrattuale della responsabilità medica. Ciò implica che, l’attore – paziente danneggiato – debba essere in grado di dimostrare che il danno lamentato sia diretta conseguenza dell’operato del medico.

Non essendovi stata tale dimostrazione, nel caso di specie, il ricorso è stato, pertanto, rigettato.

E’ opportuno però, dare rilevanza ad un recente intervento legislativo nel campo della colpa medica, la cosiddetta Legge GELLI, n.24 del 8 marzo del 2017, concernente “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” che, sebbene al centro di continui dibattiti, ha previsto una biforcazione della natura di responsabilità a seconda che si tratti della struttura ospedaliera, che risponderà delle proprie obbligazioni professionali ai sensi dell’art 1218 c.c. configurandosi, quindi, un tipo di responsabilità contrattuale, o che si tratti del medico operante che risponderà della propria condotta ai sensi dell’art 2043 c.c., configurandosi, quindi, una responsabilità extracontrattuale, ma attenzione, affiancata ad una responsabilità contrattuale se il contratto è stato espressamente stipulato.

L’onere probatorio, quindi, è tutto a carico del paziente che dovrà provare l’intero scheletro della responsabilità, dall’elemento soggettivo del medico al rapporto di causalità e il pregiudizio patito, salvo, ripetiamo, che non sia stato stipulato un contratto. La particolarità, con la legge Gelli, è che il parametro per valutare la diligenza del comportamento del medico saranno le linee guida che hanno questa novità: sono regole che diventeranno certe perché inserite in un apposito elenco tenuto dal Ministero della salute, quindi il paziente dovrà allegare l’esistenza delle linee guida per rilevare il discostamento del comportamento medico dalle stesse, ciò naturalmente sempre che esistano le linee guida, sempre che siano state approvate e inserite nell’elenco, perché se così non fosse si applicheranno le buone pratiche di condotta medico assistenziali, che in realtà sono regole di perizia generale che non aiutano il paziente e quindi pongono lo stesso in una condizione deteriore.

Per mera completezza, in materia di risarcimento danno da colpa medica, si segnalano, altresì, i seguenti provvedimenti:

Cassazione civile, sezione terza, sentenza n. 24073 del 13/10/2017;

Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.11208 del 09/05/2017;

Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.24074 del 13/10/2017.

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