CIVILE: valida la notifica al domicilio del liquidatore?

In Diritto Civile, Diritto Societario
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Cassazione civile, sezione sesta, Pres. Pietro Campanile  – Rel. Rosa Maria Di Virgilio, con l’ordinanza n. 30297 del 14 novembre 2017
Redatto dal dott. Marco Formica

La notificazione eseguita presso il domicilio del liquidatore, legale rappresentante della società, è da ritenersi validamente eseguita, come modalità maggiormente garantista rispetto a quella prevista per legge, di talchè la regolare ricezione da parte del liquidatore è servita a rendere edotta la società in liquidazione dell’istanza di fallimento e della fissazione dell’udienza L. Fall., ex art. 15”.

Questo li principio espresso dalla Cassazione civile, sezione sesta, Pres. Pietro Campanile  – Rel. Rosa Maria Di Virgilio, con l’ordinanza n. 30297 del 14 novembre 2017, depositata in Cancelleria il 18 dicembre 2017.

La vicenda trae origine dal rigetto, da parte della Corte di Appello di Bari, del reclamo proposto da una società fallita avverso la sentenza che ne aveva dichiarato il fallimento.

In particolare, la ricorrente lamentava la nullità della sentenza di fallimento a causa della nullità della notifica dell’istanza di fallimento e del pedissequo decreto di convocazione, così come prevista dall’art. 15 L.F..

A tal proposito, giova ricordare che il terzo comma della citata norma prevede che “il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti” e che“quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell’articolo 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non può essere compiuta con queste modalità, si esegue con il deposito dell’atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso”.

Nel caso di specie, poiché la società si trovava in liquidazione, la PEC risultava disattivata ed era assente un sede effettiva dell’ente, la notificazione veniva eseguita a mezzo posta presso il domicilio del liquidatore (e da questi ricevuta).

Ciò considerato, la ricorrente lamentava la mancata esecuzione della notifica con il deposito nella casa comunale.

La Suprema Corte riteneva infondata l’eccezione di nullità, affermando che la notificazione eseguita presso il domicilio del liquidatore, legale rappresentante della società, è da considerarsi validamente eseguita, come modalità maggiormente garantista rispetto a quella prevista dall’art. 15 L.F., posto che la regolare ricezione da parte del liquidatore è servita a rendere edotta la società in liquidazione dell’istanza di fallimento e della fissazione dell’udienza.

La Suprema Corte, tuttavia, riteneva fondato un diverso motivo di impugnazione e, nello specifico, riteneva che la Corte d’Appello avesse applicato, con riferimento al giudizio sulla sussistenza dello stato di insolvenza ex art. 5 L.F., un criterio errato.

Sul punto, gli Ermellini hanno ribadito che nel caso di società in liquidazione la valutazione del giudice deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano o meno di assicurare l’eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori previa realizzazione delle attività, ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte.

Per tale ragione, la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d’appello di Bari in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

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