CIVILE: Risarcimento del danno da microlesione e l’accertamento clinico strumentale.

In Diritto Civile
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 Cassazione civile, sez. III, nella sentenza n. 1272/2018
Redatto dalla dott.ssa Federica Antonacci

“In materia di risarcimento del danno da c.d. micropermanente, l’art. 139, comma 2, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, nel testo modificato dall’art. 32, comma 3-ter, del decreto legge 24 gennaio 2012 n. 1, inserito nella legge di conversione 24 marzo 2012 n. 27, va interpretato nel senso che l’accertamento della sussistenza della lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica deve avvenire con rigorosi ed oggettivi criteri medico-legali; tuttavia l’accertamento clinico strumentale obiettivo non potrà in ogni caso ritenersi l’unico mezzo probatorio che consenta di riconoscere tale lesione a fini risarcitori, a meno che non si tratti di una patologia, difficilmente verificabile sulla base della sola visita del medico legale, che sia suscettibile di riscontro oggettivo soltanto attraverso l’esame clinico strumentale”.

Questo il principio di diritto enunciato dalla Cassazione civile, sez. III, nella sentenza n. 1272/2018 in tema di risarcimento del danno da lesioni micro – permanenti, a seguito della modifica dell’art. 139 comma 2 d. lgs. n. 209/2005 introdotta dal d.l. n. 1/2012 con il comma 3-ter.

La vicenda ha origine dalla richiesta di risarcimento danni subìti a seguito di un sinistro stradale, avvenuto nel febbraio 2006, dal conducente di un autoveicolo. In primo grado il Giudice di Pace dichiarava l’automobilista unico responsabile del sinistro, rigettando la domanda di risarcimento danni; successivamente il Tribunale, in sede di appello, ribaltava la pronuncia di primo grado e riconosceva come unico responsabile il conducente del motociclo, accogliendo la domanda principale di risarcimento dei danni materiali alla vettura dell’automobilista. Respingeva, però, la richiesta di risarcimento di danno alla persona, nella specie avente ad oggetto una lesione del rachide cervicale, comunemente noto come “colpo di frusta”, poiché la lesione lamentata non era stata suscettibile di accertamento clinico strumentale obiettivo, come disposto dall’art. 139 comma 2 del d. lgs. n. 209/2005. Avverso la pronuncia proponeva ricorso l’automobilista contestando la violazione e falsa applicazione dell’art. 139 comma 2 d. lgs. n. 209/2005, che, pur modificata dalla l. n. 27/2012, non ha modificato la definizione di danno biologico.

In particolare sostenendo che il danno da microlesione era stato rigorosamente accertato, avendo il c.t.u. analizzato le lesioni lamentate ed inquadrato la patologia e l’entità dei danni subìti.

Con ulteriore motivo di ricorso, il conducente lamentava la violazione e falsa applicazione dell’art.11 delle disposizioni sulla legge in generale, sostenendo che il Tribunale avesse fatto un’applicazione retroattiva della l.27/2012 che, invece, essendo sopravvenuta rispetto ai fatti di causa, non avrebbe dovuto trovare applicazione al caso specifico: all’epoca, infatti, l’accertamento clinico strumentale per tali microlesioni non era richiesto dalla legge ai fini della configurabilità del danno.

La Corte ha dapprima precisato che le modifiche introdotte dalla l. n. 27/2012 all’art. 139 hanno stabilito, ai commi 3-ter e 3-quater, che non sono risarcibili le lesioni di lieve entità che non siano previamente suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo e che il danno alla persona per lesioni di lieve entità è risarcibile solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti accertata la lesione.

Richiamando, poi, la pronuncia della Corte Costituzionale n. 235/2014 e la sentenza della Cass. n. 18773/2016, la Corte ribadisce che le citate norme si applicano anche ai giudizi in corso e precisa che i criteri di accertamento del danno biologico non sono gerarchicamente ordinati tra loro, ma da utilizzare secondo le leges artis, in modo da condurre ad un rigoroso accertamento della patologia, in particolare per quelle di modesta entità con lesioni contenute nella soglia del 9%.

La Corte accoglie dunque i motivi di ricorso, affermando che il Tribunale aveva errato nel negare il riconoscimento del danno da lesione del rachide cervicale pur in presenza di una c.t.u., sul presupposto che non era stato espletato alcun accertamento clinico strumentale obiettivo, ponendo così a carico dell’infortunato un onere probatorio che non sussisteva nel momento in cui il giudizio fu incardinato. Inoltre, la Corte precisa che l’applicazione retroattiva della disposizione della l. 27/2012, non può mai consistere nel porre a carico della parte un onere probatorio inesistente nel momento in cui il giudizio è stato promosso, in quanto sopravvenuta.

In conclusione la Cassazione afferma che l’art. 139 comma 2 d. lgs. n. 209/2015 sul risarcimento del danno da c.d. micropermanente, deve essere interpretato nel senso che l’accertamento della sussistenza della lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica deve avvenire con rigorosi ed oggettivi criteri medico-legali; tuttavia l’accertamento clinico strumentale obiettivo non potrà in ogni caso essere l’unico mezzo probatorio idoneo a riconoscere tale lesione ai fini risarcitori.

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