CIVILE: il rilascio della procura all’estero

In Diritto Civile
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 Cassazione civile, Sez. Lav., n. 336 del 10/01/2018 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Martina Guadagno

La vicenda prende le mosse dall’accoglimento dell’appello proposto dall’INPS contro R.A.D. innanzi alla Corte d’appello di Roma avverso la sentenza del Tribunale di Roma del 19.9.2007 che aveva accolto il ricorso promosso dalla predetta nei confronti dell’INPS per interessi e rivalutazione su ratei di prestazione liquidati in ritardo.

Nel caso di specie la Corte territoriale aveva accolto il motivo d’appello con il quale era stata riproposta l’eccezione di nullità della procura alle liti conferita all’estero, essendo questa priva della legalizzazione della firma da parte di notaio o di altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge dello Stato estero.

Invero, il rilascio all’estero della procura alle liti richiede specifiche formalità, dal momento che la sottoscrizione non può in tal caso essere autenticata dal difensore italiano della parte, giacché tale potere di autenticazione, che discende dalla legge dello Stato e possiede un rilievo pubblicistico, non si estende oltre i limiti del territorio nazionale. Dunque, il conferimento all’estero della procura può avvenire esclusivamente per atto separato, sotto forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata da un pubblico ufficiale abilitato dalla legge dello Stato estero.

Contro la sentenza emessa dalla corte d’Appello di Roma, R.A.D ricorre per Cassazione denunciando, come primo motivo, la violazione o falsa applicazione dell’art. 182 c.p.c., e dell’art. 112 c.p.c., in quanto, secondo la parte ricorrente, doveva ritenersi vigente ma non applicato dalla Corte territoriale il principio della sanabilità del difetto di procura alle liti affermato dalla Cass. SS.UU. n. 9217/2010.

In base all’orientamento richiamato dalla parte ricorrente, infatti, la legge n. 69 del 2009 ha modificato l’art. 182 c.p.c., prevedendo al comma 2, analogamente a quanto già stabilisce l’art. 164, comma 2, c.p.c. per la nullità della citazione, che: “Quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l’assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L’osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione”; sicché l’intervento del giudice inteso a sanare i vizi di costituzione derivanti dal difetto di capacità processuale delle parti è obbligatorio, va esercitato in qualsiasi fase o grado del giudizio, e ha efficacia ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali.

Purtuttavia, la Corte di Cassazione ha affermato che la tesi della ricorrente tendente ad affermare l’erroneità della sentenza impugnata per la mancata applicazione del disposto dell’art. 182 c.p.c., con l’effetto di sanare la carenza accertata dai giudici di merito, non è fondata, posto che la stessa Corte ha a Sezioni Unite ha di recente ribadito: “il principio secondo cui gli atti posti in essere da soggetto privo, anche parzialmente, del potere di rappresentanza possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e può essere conferita con effetti retroattivi solo nei limiti stabiliti dall’art. 125 c.p.c. (Cass., S.U., n. 13431 del 2014; Cass. n. 9464 del 2012).” Specificano i giudici di nomofilachia, inoltre, che tale regola mantiene valore anche dopo la modifica degli artt. 83 e 182 cod. proc. civ., introdotta dalla L. n. 69 del 2009.

Invero, l’art. 125, comma 3, c.p.c. dispone che “La procura al difensore dell’attore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata”; tuttavia, al comma successivo, è espressamente precisato che “La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta da difensore munito di mandato speciale”.

Tale ultima eccezionale ipotesi riguarda proprio il caso che occupa, dal momento che la procura per il ricorso per Cassazione ha necessariamente carattere speciale.

Dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Suprema Corte, questa è valida solo se rilasciata in data successiva alla sentenza impugnata, rispondendo tale prescrizione all’esigenza, coerente con il principio del giusto processo, di assicurare la certezza giuridica della riferibilità dell’attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa; ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile qualora la procura sia conferita a margine dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, ancorché per tutti i gradi del giudizio.

Con il secondo motivo di ricorso, la parte ricorrente sostiene, inoltre, che la Corte territoriale abbia errato nel ritenere superata la presunzione di rilascio in Italia della procura ed abbia posto a carico della parte ricorrente l’onere di provare tale circostanza attraverso l’ordine di esibizione del passaporto e l’ordine di presentazione all’udienza per rendere l’interrogatorio formale.

La corte di Cassazione ritiene infondato anche la seconda doglianza, dal momento che, pur risultando evidente il rilascio della procura all’estero, il comportamento processuale per nulla collaborativo della parte e il mancato deposito dell’atto in questione contestualmente al ricorso per Cassazione determina un difetto di specificità del motivo addotto.

In definitiva, la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

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