CITTADINANZA EUROPEA: devono essere preclusi i provvedimenti nazionali che impediscono ad un qualsiasi cittadino dell’Unione di godere a pieno dei diritti derivanti dal suo status di cittadino europeo

In Internazionale
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Grande sezione, sentenza n.165 del 13/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Michele Evangelista

Ai sensi dell’art. 21 TFUE a la Direttiva 2004/38, è preclusa la normativa nazionale che nega il permesso di soggiorno a cittadini di Stati terzi a causa dei loro precedenti penali quando sono genitori di minori con la cittadinanza di uno Stato Membro dell’Unione e risiedano in un altro Stato Membro. Inoltre, l’art. 20 TFUE impedisce l’applicazione di tale normativa se la non concessione del permesso di soggiorno obbliga il minore cittadino europeo a dover lasciare il territorio dell’Unione.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea affermò questo principio con sentenza C-165/14 del 13 Settembre 2016, in risposta alla domanda di pronuncia pregiudiziale inoltrata dal Tribunal Supremo (la Corte Suprema spagnola).

Alla base della domanda della Corte spagnola c’era il rifiuto, da parte del Ministero del Lavoro e dell’Immigrazione, di concedere il permesso di soggiorno temporaneo ad un individuo di nazionalità colombiana, a causa dei suoi precedenti penali. Infatti, ai sensi dell’Art. 31 (5) della legge 4/2000, la concessione del permesso di soggiorno temporaneo può essere rifiutata se il richiedente ha a suo carico precedenti penali.

Tale decisione del Ministero spagnolo veniva pertanto impugnata dal colombiano, il quale evidenziava come la negazione del permesso di soggiorno fosse contraria al diritto dell’Unione Europea. Infatti, essendo egli genitore con affidamento esclusivo di due figli minorenni con nazionalità spagnola e polacca, la sua espulsione dal territorio dell’Unione avrebbe comportato la partenza forzata anche dei due minori e questo ledeva i diritti di cui i figli godevano in qualità di cittadini europei, come previsto dall’art. 20 TFUE.

Il Tribunal Supremo inviava domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia con l’obiettivo di fare chiarezza sulla questione se la mancata concessione del permesso di soggiorno ad un cittadino di uno Stato terzo, genitore con affidamento esclusivo di minori con la cittadinanza europea, fosse conforme a quanto disposto dall’Art. 20 TFUE.

La Corte, da parte sua, decise di trattare la questione non solo in riferimento all’art. 20 TFUE, ma anche alla luce dell’art. 21 TFUE a della Direttiva 2004/38.

La sentenza della Corte verteva su due punti principali.

Invero, la Corte, in primo luogo, doveva accertare se il richiedente avesse diritto al permesso di soggiorno e, in secondo luogo, se tale diritto potesse in alcun modo essere negato in conformità con la normativa europea.

Per quanto riguarda la prima questione, la Corte ha rilevato come il ricorrente, in qualità di cittadino di uno Stato terzo, non avesse un autonomo diritto a risiedere nel territorio dell’Unione. Ciononostante, l’Art. 21 TFUE e l’Art. 7(1) della Direttiva 2004/38 gli riconoscevano un diritto “derivato” di residenza perché genitore ed unico tutore di un minore con la cittadinanza di uno Stato Membro e che viveva in un altro Stato Membro dell’Unione. Più precisamente, secondo quanto previsto dall’Art. 7(1) della Direttiva 2004/38, il cittadino di uno Stato Membro ed i suoi familiari possono soggiornare in un altro Stato Membro dell’Unione a condizione che abbiano sufficienti risorse finanziarie ed un’adeguata copertura sanitaria nello Stato che li ospita. Nel caso di specie, dato che il ricorrente aveva una figlia polacca che viveva con lui in Spagna e che la sua famiglia rispettava le condizioni imposte dalla Direttiva, egli aveva il diritto, quale parente di un cittadino dell’Unione, di soggiornare nel territorio spagnolo.

Ad ogni modo, la Corte ha aggiunto che il diritto del ricorrente di ottenere il permesso di soggiorno dovesse essergli riconosciuto anche a prescindere dalla lettura congiunta dell’art. 21 TFUE e della Direttiva 2004/38. Considerato che egli era padre ed unico tutore di due cittadini europei, una polacca ed uno spagnolo, la sua espulsione dall’Unione avrebbe causato anche l’espulsione dei suoi figli. Questo costituiva una violazione del diritto dell’Unione europea perché impediva che i due figli potessero godere a pieno dei diritti che gli spettavano quali possessori della cittadinanza europea, come disposto dall’Art. 20 TFUE. Pertanto, il ricorrente, nella qualità di familiare di due cittadini europei, aveva diritto ad ottenere il permesso di soggiorno in Spagna.

Una volta stabilito che il ricorrente aveva diritto ad ottenere il permesso di soggiorno, la Corte passò a verificare se ci fosse alcun motivo per giustificare restrizioni a tale diritto.

La Corte concluse che l’espulsione del ricorrente doveva essere impedita in quanto i precedenti penali non costituivano una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave all’ordine pubblico ed alla pubblica sicurezza. Pertanto, l’Art. 20 TFUE precludeva l’espulsione di un cittadino di uno Stato terzo, genitore ed unico tutore di minori con la cittadinanza europea, per avere precedenti penali al fine di scongiurare l’espulsione forzata anche dei suoi figli.

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European citizenship: national measures which deprive Union citizens of the genuine enjoyment of the rights conferred by virtue of their status as Union citizens must be precluded

Pursuant to Art. 21 TFEU and Directive 2004/38, the national law cannot automatically deny residence permit to a third-country national on grounds of his criminal records in case he is the parent of  minor child who is citizen of a Member State of the Union and resides in another Member State. In addition, Art. 20 TFEU precludes the application of the abovementioned national law if the denial of residence permit of the third-country national entails that the minor child, citizen of the Union, has to leave the territory of the  European Union.

The European Court of Justice stated this principle with the judgment C-165/14 dated 13 September 2016, in response to a request for preliminary ruling forwarded by the Tribunal Supremo (Spanish Supreme Court).

At the outset of the request by the Spanish court there was the denial on part of the Spanish Ministry of Labor and Immigration of a temporary residence permit to Mr. Rendón Marín, a Colombian national, because of his criminal records. Indeed, according to Art. 31(5) of the Law 4/2000, the residence permit can be refused on the basis of exceptional circumstances, such as criminal records.

Mr. Rendón Marín appealed against the decision of the Spanish Ministry by holding that such refusal was contrary to the EU law as he was the only parent carer of two children with Spanish and Polish nationality and that in case of his removal from the European territory, the children would have to leave together with him and this would be a violation of their right as European citizens to reside in the European Union, as provided by Art. 20 TFEU.

The Tribunal Supremo sent a request for preliminary ruling to the Court of Justice in order to clarify whether the denial of residence permit of a third-country national parent of minor children who have the European citizenship can be consistent with Art. 20 TFEU. However, the Court of Justice dealt with the issue not only in the light of Art. 20 TFEU but also by having account of Art. 21 TFEU and Directive 2004/38.

The judgment of the Court divided itself in two main points. First, the Court determined if Mr. Rendón Marín had a right of residence in the territory of the Union. Second, if his right of residence could be restricted according to the EU law. As for the first point, the Court stated that Mr. Rendón Marín as third-country national did not have an autonomous right to reside in the territory of the Union. Nevertheless, Art. 21 TFEU and Art. 7(1) of Directive 2004/38 granted him a derived right of residence given that he was the parent and only carer of a citizen of a Member State who lived in another Member State. In fact, according to Art. 7(1) of Directive 2004/38, the citizen of a Member State and his family members can reside in a host Member State provided that they have sufficient resources to sustain themselves and have comprehensive sickness insurance cover in the host Member State. Since Mr. Rendón Marín had a Polish daughter who lived with him in Spain and his family complied with the requirements imposed by the Directive, he had the right, as family member of a Union citizen, to reside in Spain.

At any rate, regardless of the protection granted by the application of Art. 21 TFEU and Art. 7(1) of Directive 2004/38, the right of residence of Mr. Rendón Marín had to be granted because, as only parent carer of two European citizens, his departure from the territory of the Union would have, as a consequence, the removal from the European territory of his children as well. This interfered with their genuine enjoyment of the rights which the status of Union citizen conferred upon them, as laid down in Art. 20 TFEU. In conclusion, Mr. Rendón Marín, as member family of two European citizens, had to be entitled to reside in Spain.

Once stated that Mr. Rendón Marín had a right of residence, the Court had to verify whether there were the conditions for its restriction. The Court concluded that the expulsion of Mr. Rendón Marín had to be refused as the criminal records did not represent a genuine, present and sufficiently serious threat to the public policy and the public security. Therefore, Art. 20 TFEU precluded the removal from the territory of the Union of a third-country national, parent and only carer of two European citizens, on grounds of his criminal records if such removal had the consequence of requiring those children to leave the territory of the European Union.

 

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