CESSIONE RAMO D’AZIENDA: escluso il trasferimento dei diritti ad essa collegati

In Diritto Societario
Tribunale di Milano, sentenza n. 895 del 25/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Ilaria Falzone

Al fine di ottenere la risoluzione, successivamente alla stipula di un contratto di cessione di ramo d’azienda, con atto di citazione il cessionario conveniva di fronte il Tribunale di Milano il cedente.

In ordine al predetto contratto le parti decidevano di differirne l’efficacia allo scopo di consentire al soggetto cessionario di ottenere la licenza per l’esercizio delle attività di giochi e scommesse.

Nell’impossibilità di conseguire tale licenza, parte attrice, non potendo svolgere l’attività oggetto della cessione, veniva invitata da controparte ad intraprenderla comunque utilizzando nelle more la sua licenza, condotta, considerata dal cessionario contraria alla legge.

Rappresentando l’illiceità della sostituzione di persone nella conduzione dell’esercizio rispetto al concessionario legittimato, con missiva, l’attrice si dimostrava disponibile a fissare un appuntamento presso la Questura, allo scopo di verificare la concreta possibilità di cominciare nelle more l’attività.

Conseguentemente la società convenuta, a seguito di diffida ad adempiere, dichiarava la risoluzione del contratto e si riappropriava dei beni ceduti, riprendendo l’attività sotto il proprio nome e la propria insegna.

A sostegno delle proprie ragioni la società cessionaria riteneva che il contratto non poteva essere risolto in autotutela e che tale comportamento doveva ritenersi come manifestazione dell’intento di non voler adempiere al contratto, condotta inadempiente che avrebbe causato un danno all’attrice inteso come perdita  della redditività che il contratto avrebbe assicurato fino alla sua scadenza naturale e la perdita dell’avviamento conseguentemente maturato.

Si costituiva in giudizio la società cedente, la quale chiedeva il rigetto delle domande attoree ed in via riconvenzionale il risarcimento dei danni quantificabili nella misura del danno emergente e del lucro cessante.

In subiecta materia, allo scopo di compendiare il ragionamento giuridico del Tribunale di Milano, occorre precisare che il contratto di cessione di ramo di azienda esclude le concessioni e i diritti ad esse collegati e per tale ragione il contratto in questione non comprendeva al suo interno le autorizzazioni necessarie all’esercizio dell’attività in quanto queste non potevano essere oggetto di cessione.

Orbene, fatti salvi tali presupposti, il contratto non poteva considerarsi inadempiuto da parte attrice, poiché l’unico obbligo in capo alla stessa era quello di corrispondere il prezzo e di stipulare contratti funzionali all’esercizio di tale attività.

Ed ancora, il Tribunale di merito ritiene che, la diffida ad adempiere notificata alla convenuta era inidonea a risolvere il contratto, in quanto la stessa ha la funzione di fissare con chiarezza la posizione delle parti nell’esecuzione del contratto e avvisare la controparte che, chi stipula la diffida non è più disposto ad un ulteriore ritardo con l’avvertimento che, decorso infruttuosamente il congruo termine intimato,  proseguirà, nel caso di ulteriore inadempimento, la via della risoluzione.

Nella vicenda in esame, tale diffida ad adempiere, era priva sia della specifica obbligazione cui la società cessionaria avrebbe dovuto adempiere sia l’indicazione di un termine congruo.

In conclusione, sulla scorta delle superiori argomentazioni, il Tribunale di Milano, con la sentenza in commento, dichiara il contratto risolto per grave inadempimento della società concedente.

 

 

 

 

 

 

 

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