CESSIONE QUOTE SRL: valida ed efficace con il semplice consenso delle parti

In Diritto Societario
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 25626 del 27/10/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione, prima sezione civile, si è pronunciata enunciando il seguente principio di diritto:

“L’art. 2479 c.c., nel testo anteriore al D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, dispone la forma del trasferimento di quota di società a responsabilità limitata perché sia opponibile alla società, mentre, nei rapporti tra le parti, in forza del principio di libertà delle forme, la cessione medesima è valida ed efficace in virtù del semplice consenso manifestato dalle stesse, non richiedendo, la forma scritta nè “ad substantiam”, nè “ad probationem”. Ne deriva pertanto che, in presenza di un contratto di opzione di acquisto di quote di una società a responsabilità limitata che conferisca ad una parte la facoltà di accettare la proposta di vendita formulata dalla controparte, il momento del definitivo effetto traslativo è segnato dall’accettazione dello stipulante.”

In particolare, con sentenza emessa in data 23 giugno 2006, il Tribunale di Brescia, sezione distaccata di Breno, accoglieva l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta dal signor G.F. nei confronti della sig.ra V.M.G., la quale aveva avanzato una richiesta di pagamento del corrispettivo pari a 25.000.000 milioni di lire relativamente alla cessione della propria quota, corrispondente al 10 per cento del capitale di una S.r.l., assumendo che l’acquisto della stessa offerta in prelazione si fosse perfezionato a seguito dell’adesione da parte del predetto socio.

Tale acquisto aveva seguito una pluralità di offerte di cessione delle quote, provenienti anche da altre socie, che erano state interamente accettate sia dal G sia da un altro socio, e il consiglio di amministrazione aveva ripartito fra gli stessi le quote offerte in cessione, stabilendo, tuttavia, che l’assegnazione doveva considerarsi valida solo in presenza di un unico atto di cessione.

Ma poiché alla stipulazione per atto pubblico aveva poi partecipato, come venditrice, solo la socia, secondo quanto deciso dalla Corte di Appello di Brescia, successivamente adita, non poteva ritenersi che alla proposta della V. corrispondesse un valido ed efficace atto di accettazione, sia perché avevano aderito all’offerta tanto il G., quanto il D., sia perché, sebbene l’organo amministrativo avesse attribuito al primo l’intera quota della V., non si era verificata la condizione della stipulazione in un unico contesto, ragion per cui si rendeva necessaria una nuova proposta, onde procedere a una diversa attribuzione, sulla base degli assetti societari derivanti dall’acquisto già perfezionato.

La Corte di Cassazione ha condiviso la tesi per cui: “secondo quanto disposto dall’art. 7 dello Statuto della società il trasferimento delle quote sottostà al vincolo di prelazione degli altri soci. Per esercitare il diritto di prelazione il socio che intende alienare tutte o parte delle proprie quote deve comunicarlo mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno all’Organo amministrativo ed entro cinque giorni con raccomandata con ricevuta di ritorno a tutti gli altri soci, i quali hanno diritto di prelazione specificando le modalità della vendita e cioè il prezzo e i termini di pagamento dello stesso. Tale diritto deve però essere esercitato, sempre a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno entro il termine non superiore ai trenta giorni dalla data di ricevimento della comunicazione. Decorso tale termine, l’Organo amministrativo procede all’assegnazione delle quote messe in vendita in base alle domande di acquisto pervenute. Nel caso in cui le quote in vendita siano in numero inferiore alle domande di acquisto, l’assegnazione è fatta proporzionalmente al numero delle quote possedute dai richiedenti l’assegnazione.

Dalla ricostruzione delle sequenze relative alla vicenda in esame, emerge che avevano manifestato la loro intenzione di cedere le quote, ad esse rispettivamente spettanti, le socie Vo.Ma., V.E., M.G. e M.M., e che tali offerte erano state accettate tanto dal socio G.F., quanto dall’altro socio D.G.. Pertanto, il consiglio di amministrazione tenuto conto della previsione statutaria ispirata al criterio di proporzionalità, aveva attribuito le quote complessivamente offerte in vendita sia al D. che al G. e la quota della ricorrente era stata interamente attribuita al G., in considerazione del fatto che l’altra quota della socia V.E., di pari entità e al medesimo prezzo di Lire 25.000.000, era stata assegnata all’altro socio D.G.

Inoltre, il Consiglio di amministrazione aveva poi previsto che l’assegnazione fosse valida nel caso in cui venisse effettuato un unico atto notarile di cessione di tutte le quote poste in vendita, precisando che, “in caso contrario, cioè in presenza di singoli atti, veniva indicata la proporzione con la quale dovranno essere cedute le quote per rispettare il diritto di prelazione esercitato dagli altri soci“. Ma poiché, a seguito di convocazione, si era presentata per la stipulazione per atto pubblico la sola socia Vo., la Corte di Appello ha affermato che pur essendo intervenuta, a fronte della proposta di cessione della V., l’accettazione del G., e la successiva assegnazione a costui, in via esclusiva, di detta quota da parte del Consiglio di amministrazione, tale trasferimento non poteva ritenersi perfezionato, non essendosi realizzata la “condizione dell’unitarietà del contratto di cessione quote”. Tale circostanza, sempre secondo quanto deciso dalla Corte di Appello di Brescia, comportava “la necessità di una nuova riassegnazione proporzionale delle quote cedute, per rispettare l’equilibrio tra i soci che avessero esercitato la prelazione”.

Secondo la Corte di Cassazione, la Corte di Appello, precedentemente adita, ha errato dopo aver verificato che in relazione alla proposta di cessione in esame era intervenuta l’accettata dal G., tempestivamente portata a conoscenza dell’altra parte, nonché dopo aver accertato che la concreta disciplina del diritto di prelazione, in presenza dell’adesione di altro socio all’offerta, era stata risolta con l’assegnazione da parte dell’organo amministrativo – intesa come condizione di efficacia dell’accordo – in via esclusiva al solo G. dell’intera quota appartenente alla ricorrente.

Inoltre la stessa Corte aveva errato nel ritenere che, con riferimento ai rapporti interni fra i soci, fosse necessaria la stipulazione per atto pubblico, in un unico contesto, di tutti gli atti di cessione concernenti le plurime offerte di vendita.

Stante quanto sopra, i giudici di legittimità hanno cassato la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Brescia.

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