Cassazione: nessuna sanzione aggiuntiva per chi dichiara di non ricordare chi era alla guida

In Diritto Civile
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Cassazione, Sez. II, sentenza n. 9555 del 18 aprile 2018
Redatto dal dott. Francesco Faiello

Ai fini dell’applicazione del Codice della strada, occorre distinguere il comportamento di chi si disinteressa della richiesta di comunicare i dati del conducente dalla condotta di chi fornisce una dichiarazione di contenuto negativo, validamente giustificandosi.”

 

La sentenza num. 9555 del 18 Aprile 2018, emanata dalla Sez. II della Corte di Cassazione, ha deciso su un ricorso presentato dal comune di un capoluogo di regione avverso una pronuncia che aveva accolto le doglianze di una cittadina dichiarante di non essere in grado di indicare le generalità di chi era alla guida del veicolo al momento d’un’infrazione.

Con un unico motivo il ricorrente eccepiva in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c., la violazione o falsa applicazione degli artt. 126 bis, comma 2 e 180, comma 8 del Codice della Strada, sostenendo che giudice di prime e seconde cure avrebbero errato nel giustificare l’omissione, in quanto il proprietario del veicolo è obbligato a conoscere le generalità del conducente, non essendo sufficiente addurre che l’automobile è in uso a più persone.

Il Collegio non ha ignorato come la questione sia stata oggetto di più pronunce, peraltro di orientamento oscillante nel corso degli ultimi dieci anni. Ad ogni buon conto, se resta in ogni caso sanzionabile la condotta di chi non ottemperi alla richiesta di comunicazione dei dati personali, laddove, invece, la risposta sia stata fornita in termini negativi, resta devoluta alla valutazione del giudice di merito la verifica circa l’idoneità delle giustificazioni addotte atte ad escludere la presunzione di responsabilità.

Nel caso di specie il giudice a quo, esercitando tale potere, ha ritenuto di dovere escludere la responsabilità della cittadina sulla base di due presupposti: in primis, il decorso del tempo tra la data della infrazione contestata e quella della richiesta di informazioni (più di tre mesi); in secundis, la riferita presenza nel nucleo familiare di ben quattro soggetti, tutti fruitori dell’automobile.

Secondo gli Ermellini la censura di violazione di legge non può non ritenersi infondata e, dunque:

“ai fini dell’applicazione dell’art. 126 bis del codice della strada occorre distinguere il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando, così, in alcun modo all’invito rivoltogli e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo, sulla base di giustificazioni, la idoneità delle quali ad escludere la presunzione relativa di responsabilità a carico del dichiarante deve essere vagliata dal giudice comune, di volta in volta, anche alla luce delle singole fattispecie concrete”.

La disattesa ad una richiesta di opportune informazioni, insomma, non è censurabile; se validamente posta può essere concretamente valutata come valida giustificazione.

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