CASSA IN ROSSO: PRESUNZIONE DI RICAVI NON CONTABILIZZATI?

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione tributaria, ordinanza n.27041 del 15/11/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Benedetta Capone

La Corte di Cassazione Sezione Tributaria, con Ordinanza 15 Novembre 2017 n.27041, si pronuncia in merito al ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale sezione distaccata di Lecce, esponendo il seguente principio: “In tema di accertamento induttivo del reddito d’impresa ai fini Irpeg ed Iva, la sussistenza di un saldo negativo di cassa, implicando che le voci di spesa sono di entità superiore a quella degli introiti registrati, oltre a costituire un’anomalia contabile, fa presumere l’esistenza di ricavi non contabilizzati in misura almeno pari al disavanzo”.

Nel ricorso introduttivo dell’Agenzia delle Entrate, si chiede la cassazione della sentenza della CTR della Puglia sez. Lecce che aveva confermato la sentenza della CTP di Brindisi. In tale decisione veniva accolto parzialmente il ricorso di una ditta individuale avverso l’atto di accertamento che aveva rettificato il reddito d’impresa della stessa. Secondo l’Agenzia, la CTR avrebbe errato:

-nel ritenere ammissibile l’annotazione cumulativa delle fatture, non tenendo conto che le norme contabili impongono di annotare in apposito registro le fatture emesse all’ordine del giorno;

-nel ritenere incerte e invalide le prove fornite dall’Ufficio finanziario, non considerando l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’esistenza di un saldo negativo di cassa costituisce prova presuntiva dell’omessa contabilizzazione di ricavi;

La Cassazione ritiene fondati i motivi del ricorso, partendo inizialmente dalla premessa secondo cui la normativa fiscale stabilisce che le società sono obbligate a registrare nei libri contabili tutte le operazioni e ad effettuare una registrazione periodica e non cumulativa delle stesse.

La Corte analizza, in seguito, il motivo principale oggetto di ricorso, ossia la chiusura in rosso del conto di cassa che, nella sentenza d’appello, non viene considerata come un elemento di occultamento di ricavi. Al contrario, la Cassazione censura tale punto della decisione riprendendo l’orientamento dottrinale e giurisprudenziale prevalente, secondo il quale la chiusura in rosso significa che le voci di spesa sono superiori agli introiti e ciò rappresenta, di conseguenza, un’anomalia contabile che denota l’omessa contabilizzazione di un’attività almeno equivalente al disavanzo. La decisione di secondo grado, inoltre, secondo la Cassazione, non tiene conto delle ragioni addotte dal fisco nel processo verbale di verifica ed è in contrasto con il riparto degli oneri probatori del regime delle presunzioni nella parte in cui afferma che l’Ufficio non avrebbe prodotto prove certe ed elementi validi a far ritenere irregolare la contabilità.

Per tali ragioni, la Corte accoglie il ricorso e previa cassazione della sentenza impugnata, rinvia la causa ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale di Lecce per il rinnovo del giudizio.

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