Caso Charlie Gard: un commento tecnico-giuridico

In Internazionale
Corte Europea dei Diritti Umani, 27 giugno 2017 n. 39393, caso Charlie Gard [Leggi la sentenza]
Redatto a cura dell’Avv. Deborah Del Monaco

Con decisione del 27 giugno del 2017, la Corte Europea dei Diritti Umani ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dai genitori di Charlie Gard avverso le sentenze delle Corti Britanniche che avevano autorizzato l’interruzione del trattamento di sostegno vitale al neonato.

Il fatto.

Dopo pochi mesi dalla nascita, Charlie Gard viene ricoverato presso il Great Ormond Street Hospital, lamentando una serie di sintomi molto gravi, tra cui forti difficoltà nella respirazione ed un rallentamento nella crescita corporea.

Al bambino viene diagnosticata la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale: una rara malattia genetica che causa il deterioramento e la morte delle cellule mitocondriali, responsabili della produzione di energia nel corpo umano. In ospedale le condizioni del neonato si aggravano a tal punto da rendere necessario un trattamento di respirazione e nutrizione artificiale.

Il 13 gennaio 2017 i medici dell’ospedale informano i genitori del bambino che lo stesso ha avuto una grave crisi epilettica, conseguenza della malattia, che ha pregiudicato ulteriormente le sue funzioni vitali. Per tale motivo, il personale dell’ospedale ritiene di dover sospendere il trattamento di sostegno vitale al neonato al fine di non prolungare le sue sofferenze. Al contrario, i genitori insistono per ottenere l’autorizzazione al trasferimento del neonato negli Stati Uniti ove possa essere sottoposto ad una cura sperimentale, tuttavia mai usata né su topi né su umani.

Il ricorso alla High Court britannica.

Nel febbraio 2017, l’Ospedale Great Ormond Street fa ricorso alla High Court al fine di ottenere l’autorizzazione alla sospensione dei trattamenti di sostegno vitale. I genitori si difendono in giudizio sostenendo la propria volontà di voler sottoporre il neonato alla sopracitata terapia sperimentale. Al fine di assicurare il migliore interesse del bambino, la High Court procede alla nomina di un tutore del bambino, il quale invece sostiene che non è nel miglior interesse per Charlie affrontare un viaggio negli Stati Uniti per ricevere un trattamento puramente sperimentale.

Dopo aver effettuato un’ampia ricognizione dei pareri medici relativi alla patologia di Charlie ed in merito alle conseguenze di ulteriori trattamenti, la High Court si pronuncia sostenendo che, benché i genitori abbiano in via di principio la potestà di acconsentire alla somministrazione del trattamento sperimentale, la Corte ha il potere di disporre su quello che ritiene essere il miglior interesse del bambino.

Pertanto, ritenendo che la cura sperimentale sia inutile e dannosa per il bambino (in quanto in grado unicamente di prolungarne le sofferenze), autorizza il Great Ormond Street Hospital alla sospensione del trattamento di sostegno vitale.

Il ricorso alla Court of Appeal ed alla Supreme Court.

Nel giudizio d’Appello i genitori affermano che la High Court abbia errato nel decidere basandosi sul parametro del migliore interesse del bambino e che avrebbe dovuto invece giudicare utilizzando il parametro interpretativo del considerevole danno derivante dalla sottoposizione del bambino alla terapia sperimentale.

La Court of Appeal rigetta il ricorso sostenendo che il trattamento sperimentale – sulla base delle prove raccolte – risulterebbe inutile e dannoso per il bambino anche applicando il parametro interpretativo del danno considerevole. Nel giugno 2017, i genitori del bambino adiscono la Supreme Court, la quale reitera le argomentazioni della Corte d’Appello, rigettando nuovamente il ricorso.

L’intervento della CEDU.

In ultima istanza, i genitori del neonato adiscono la Corte Europea dei Diritti Umani, lamentando la violazione della Convenzione EDU da parte del Regno Unito nei confronti del proprio figlio Charlie Gard e, nello specifico, del diritto alla vita (articolo 2), del diritto alla libertà ed alla sicurezza. (Articolo 5), del diritto all’equo processo (articolo 6) e del diritto al rispetto della vita privata e familiare ( articolo 8 ).

In merito alla presunta violazione dell’art. 2, la Corte individua alcuni casi precedenti (Hristozov and Others v. Bulgaria ) nei quali vi è l’obbligo positivo per lo Stato di predisporre un quadro giuridico appropriato a protezione dei diritti dei malati. In ogni caso, la Corte non ritiene di dover interpretare l’articolo 2 nel senso che lo stesso imponga l’obbligo dello Stato di garantire ai malati terminali l’accesso a cure non ancora regolamentate.

In secondo luogo, in merito alla sospensione del trattamento di sostegno vitale, la Corte (v. casi Lambert e Glass) ritiene che deve essere presa in considerazione l’esistenza di un quadro giuridico degli Stati Parte della Convenzione compatibile con le disposizioni dell’art. 2 nonché il rispetto della volontà del malato, delle persone ad esso più prossime ed il parere del personale medico; infine la possibilità di ricorrere al giudice in caso di dubbio su quale sia il miglior interesse del paziente.

Sulla base di tali principi la Corte EDU ritiene che il diritto britannico presenti un quadro normativo ed applicativo compatibile con la tutela alla vita richiesta ex art. 2 dalla Convenzione Europea dei diritto dell’uomo (v. Glass c. Regno Unito). Ancora, la Corte di Strasburgo ritiene che il rispetto della volontà del malato, trattandosi in questo caso di un neonato, sia assicurato dal proprio tutore: figura indipendente, professionale ed espressamente nominata dal giudice britannico proprio a tale scopo. Inoltre, la Corte precisa che le opinioni del personale medico sono state esaminate in dettaglio nel corso del giudizio innanzi alle Corti nazionali.

Infine, riguardo alla possibilità di ricorrere ad un giudice in caso di dubbio, la Corte EDU prende nota della circostanza che – a differenza che nel caso Glass – il Great Ormond Street Hospital ha fatto prontamente ricorso al giudice nazionale per ottenere una decisione giuridicamente più appropriata sul caso in questione. Per tutto quanto premesso, la Corte di Strasburgo dispone che il ricorso sul punto sia manifestamente infondato. Del pari, la Corte ritiene anche manifestamente infondata la lamentata violazione dell’art. 5 e dell’art. 6.

Nell’analisi sulle presunte violazioni dell’art. 8, la Corte EDU afferma che l’imposizione di un trattamento ad un minore da parte dei genitori può comportare un conflitto rispetto al suo diritto alla vita ed alla integrità fisica (v. sent. M.A.K. e R.K. c. the United Kingdom, e Glass). Il conflitto esistente tra il desiderio dei genitori a provvedere alle cure mediche del figlio malato e l’opinione del personale medico che ha in cura il paziente può essere risolto esclusivamente con il ricorso al giudice.

La Corte si è quindi espressa in numerosi casi sul necessario bilanciamento che deve esistere tra le esigenze dei genitori, i diritti del bambino e la tutela dell’ordine pubblico, lasciando agli Stati parte un margine di apprezzamento in tale valutazione (v. sent. X c. Latvia [GC], no. 27853/09; Paradiso and Campanelli c. Italy [GC], no. 25358/12; Dubská and Krejzová c. the Czech Republic [GC]; Mandet c. France; Korneykova e Korneykov c. Ukraine; N.Ts. and Others c. Georgia,).

Nel caso di specie, la Corte rileva che la violazione dell’articolo 8 viene lamentata solo nei confronti dei genitori e non rispetto alla posizione del neonato e procede soprattutto a valutare se vi sia stata un’ingerenza da parte della pubblica autorità britannica nell’esercizio del diritto alla vita familiare ex art. 8 par. 2. Ebbene, la Corte di Strasburgo ritiene che l’approccio delle Corti britanniche nei confronti delle richieste dei ricorrenti è stato accurato e meticoloso, assicurando che le istanze di tutti i soggetti interessati fossero analizzate in ogni aspetto. Infatti, le stesse hanno dato peso a tutti gli argomenti sollevati dalle parti, raccolto prove tecniche dirimenti a supporto delle proprie decisioni, esaminato le istanze nel corso dei tre gradi di giudizio con chiarezza ed ampiezza di ragionamento dando pieno supporto alle proprie conclusioni.

In questo modo, sostiene la Corte EDU, non vi è nessun elemento per poter concludere che vi sia stata, da parte delle Corti britanniche un approccio arbitrario e sproporzionato, concludendo nel senso che anche l’ultimo motivo di ricorso è manifestamente infondato.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

Breaking News: a Milano il Tribunale dei brevetti

«Se la Brexit farà il suo corso, non ha senso che una delle tre sedi principali del tribunale unificato

Read More...

Cruciverba legale: vediamo quanto ne sai!

Redatto dal dott. Armando Ottone Prova a risolvere il nostro primo cruciverba legale redatto dal dott. Armando Ottone. Vediamo

Read More...

PENALE: Autoricilaggio e clausola di non punibilità prevista dall’art. 648-ter c. 4 c.p.

Redatto dal dott. Gabriele Marasco Con la sentenza numero 30399 del luglio 2018, la Corte di Cassazione torna a

Read More...

Mobile Sliding Menu