Cartelle esattoriali ed interessi di mora

In Fisco e contabilità

Come si calcolano gli interessi sulle cartelle?

A decidere il calcolo degli interessi sulle cartelle esattoriali non è l’Agente per la riscossione ma la legge. In particolare si stabilisce che, per le imposte dovute a seguito di controllo automatico o formale della dichiarazione oppure a seguito di accertamento, si applicano, a partire dal giorno successivo a quello di scadenza dell’originario pagamento e fino alla data di consegna del ruolo all’AdR, gli interessi per ritardato pagamento al tasso del 4% annuo (interessi per ritardata iscrizione a ruolo).

Inoltre, se il contribuente non paga la cartella entro 60 giorni dalla sua notifica, a partire dal 61° giorno scattano i cosiddetti interessi di mora. Tanto maggiore è il ritardo, tanto superiori saranno tali interessi.

Gli interessi di mora vengono aggiornati periodicamente da un decreto ministeriale sulla base dell’aumento dell’inflazione. Ad esempio, dal 15 maggio 2017 gli interessi di mora sono pari al 3,5% mentre dal 15 maggio 2016 erano pari al 4,13%.

Gli interessi sono calcolati dalla data della notifica alla data in cui viene eseguito il pagamento per ogni giorno di ritardo secondo la seguente formula:

“imposte dovute x numero giorni di ritardo x tasso di interesse” diviso 365.

Su cosa si calcolano gli interessi di mora delle cartelle esattoriali?

Gli interessi di mora, dovuti in caso di mancato pagamento delle cartelle esattoriali, si calcolano solo sulle imposte evase e non sugli sanzioni e sugli interessi. Dunque, di anno in anno, i nuovi interessi non possono essere applicati anche a quelli già scaduti negli anni precedenti e non corrisposti ma sempre e unicamente solo sul capitale.

È proprio su questo aspetto che si giocano le principali contestazioni dei contribuenti e che di solito portano a vincere la causa contro Agenzia Entrate Riscossione. Tanto è vero che, sul punto, è scesa di recente la stessa Cassazione [1] a dire che l’applicazione degli interessi è legittima soltanto sulla sorte capitale (cioè sulla somma addebitata a titolo di tributo) e non anche sulle sanzioni e sui precedenti interessi. E questo vale anche e soprattutto per le cartelle dilazionate. Prendiamo per esempio il caso di una cartella per omesso pagamento del bollo auto o dell’Irpef: l’eventuale rateizzazione potrà far maturare interessi solo sulla somma dovuta per i relativi tributi e non anche sulle sanzioni irrogate per omesso o tardivo versamento. Di tanto abbiamo parlato in Rateizzazione cartelle: no agli interessi sulle sanzioni.

Alla luce di ciò, forse, il termine corretto da usare per poter parlare di interessi sulle cartelle superiori al dovuto non è «usura» bensì «anatocismo» che è appunto il fenomeno – vietato dal codice civile – in base al quale gli interessi vengono considerati come base di calcolo per i successivi interessi.

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