BUFALE ONLINE: “Censura democratica”, proposto disegno di legge al Senato

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Disegno di legge del 15 febbraio 2015 n. 2688, iniziativa Senatori Gambaro, Mazzoni, Divina, Giro [Leggi il provvedimento]
Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca

Multa per chi diffonde notizie false su social media o siti non espressione di giornalismo online e reclusione fino a due anni per chi si rende responsabile di campagne d’odio contro individui o volte a minare il processo democratico.

È questo l’oggetto della proposta di legge presentato il 15 febbraio in Senato. I primi firmatari del disegno di legge sono i Senatori Gambaro, Mazzoni, Divina, Giro.

La questione delle bufale online è tornata alla ribalta da quando il mondo liberal statunitense ha creato la categoria delle cd. “fake news” che, stando a tale interpretazione, sarebbe stata la vera artefice della vittoria politica di Donald Trump, della Brexit, del “populismo” in generale. Di conseguenza, secondo i nostri politici, tutto ciò che va contro l’establishment è “fake” o populista e, pertanto, andrebbe filtrato.

Quello che lascia sconcertati relativamente al disegno di legge sono gli artt. 1 e 2 del disegno di legge laddove prevedono che chiunque pubblichi o diffonda «notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media o siti, che non siano espressione di giornalismo online, è punito con l’ammenda fino a 5mila euro» e che «chiunque diffonda o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possono destare pubblico allarme, o svolge comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, è punito con la reclusione non inferiore a 12 mesi e con l’ammenda fino a euro 5000». Ed ancora: «chiunque si renda responsabile, anche con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, di campagne d’odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni e con l’ammenda fino ad euro 10.000».

Il valore giuridico ed il tenore letterale di questa disposizione normativa hanno caratteri orwelliani ed appaiono, agli occhi di chi scrive, terrificanti (nelle forme e nei contenuti).

Il primo elemento che lascia perplessi riguarda il concetto di notizia falsa, esagerata o tendenziosa. Chi decide che cosa è falso, esagerato o tendenzioso? Assumere sui social o su internet delle posizioni contro temi fortemente dibattuti (si pensi, ad es., al tema dell’immigrazione), può essere oggetto di giudizio e, soprattutto, da parte di chi? Sostenere, ad esempio, che l’immigrazione clandestina sia pericolosa, è sanzionabile? Oppure, come è stato fatto notare da qualcuno, quando un quotidiano crea un allarme omofobia per una scritta a pennarello su una panchina, si tratta di una notizia “esagerata”? E per chi ha scritto notizie rivelatesi false come, ad es., “Saddam ha le armi di distruzione di massa”, che conseguenze ci sarebbero?

Sanzionare il pensiero è censura. E la censura, oltre a non essere democratica (su un piano politico e sociale), non è ammessa nel nostro ordinamento. Al contrario, controllare l’informazione significa possedere il potere di veicolarla decidendo arbitrariamente ciò che è giusto e ciò che non lo è (le dittature del ‘900 ce lo insegnano bene).

Il secondo elemento che lascia sconcertati riguarda la seconda parte della proposizione: «…che non siano espressione di giornalismo online…». Cosa vuol dire questa espressione? Se sono un quotidiano registrato, come il Corriere della Sera o Repubblica posso diffondere notizie false, esagerate e tendenziose senza incorrere in conseguenze di alcun tipo? Cosa si intende con “espressione di giornalismo online”?

Vi è dell’altro. In entrambi gli articoli, si utilizza la parola “diffusione”. Da un punto di vista pratico, cosa significa? Poniamo ad esempio il caso in cui un soggetto, con leggerezza, faccia un retweet di un pensiero ritenuto falso, esagerato o tendenzioso: cosa succede in questo caso?

I dubbi interpretativi ed applicativi di questa legge sono numerosi e profondi ed investono, oltre alla sfera giuridica, anche (soprattutto) quella dell’etica e della società.

Come è stato fatto notare da qualche autore (Fabio Chiusi su tutti), «porsi simili domande sulle conseguenze della “falsità” di una notizia sposta il discorso da quello abitualmente tenuto in ambiti democratici a regimi autoritari come la Cina e la Russia».

Inoltre, nel preambolo, si legge di cd. selettori software: si tratta di sistemi che consentono di fungere da filtro preventivo. Se una notizia risulti falsa, esagerata o tendenziosa, questa automaticamente non sarà raggiungibile dal motore di ricerca.

Questo sistema è stato utilizzato anche da Facebook qualche mese fa per filtrare contenuti ed è attualmente in uso con riferimento alla pedopornografia ed altri contenuti contrari all’ordine pubblico o al pubblico costume. Settato correttamente, consentirebbe di rendere visibili solo certi contenuti che rispettano determinati parametri preimpostati. E pensare che la senatrice Adele Gambaro, è stata eletta grazie al voto dei 5 stelle (salvo poi essere espulsa dal movimento) il cui vessillo è la tutela della libertà sul web.

Tutto questo, voi come lo definireste?

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