BILANCIO DI ESERCIZIO: è impugnabile una delibera di approvazione a seguito di sopraggiunta approvazione di un bilancio successivo?

In Diritto Societario, Fisco e contabilità
Tribunale di Roma, sentenza n. 1126/2017, depositata in cancelleria il 23 gennaio 2017 [Leggi la sentenza]

Redatto dalla dott.ssa Roberta Di Maso

Il principio di continuità tra diversi e successivi bilanci costituisce, ormai, oggetto di consolidato orientamento giurisprudenziale. In forza del suddetto principio, è consentito negare la sussistenza dell’interesse all’impugnazione della delibera di approvazione del bilancio di esercizio, se a quest’ultimo ne abbia fatto seguito un altro che abbia privato di attualità e concretezza  il pregiudizio (attuale e concreto) causato dal precedente bilancio, oggetto di impugnazione.

Il legislatore, da ultimo, con la riforma del diritto societario, alla luce di tale orientamento giurisprudenziale, ha formulato l’art. 2434 bis c.c. con il quale  ha tipizzato la mancanza di interesse ad agire in caso di impugnazione della delibera di approvazione di un bilancio dopo che sia sopraggiunta l’approvazione del bilancio successivo, ritenendo che si tratti di mezzi che, benché riconosciuti ai soci dalla legge, quando riferiti ad esercizi “chiusi”, possono contribuire a destabilizzare i rapporti esterni ed endosocietari, ponendosi come mere impugnazioni di disturbo.

Sul punto si è pronunciato il Tribunale di Roma con la sentenza n. 1126/2017, depositata in cancelleria il 23 gennaio 2017.

Il caso in esame ha ad oggetto l’impugnazione da parte dei soci di minoranza di una s.r.l., titolari del 49% delle quote di partecipazione societaria, dei verbali di assemblea ordinaria e straordinaria, nonché delle conseguenti delibere assembleari, al fine di accertare e dichiarare che, nel bilancio di esercizio precedente a quello da ultimo approvato dall’assemblea, erano state rilevate delle perdite di esercizio fittizie al solo fine di estromettere i soci di minoranza. Volevano, altresì, accertare e dichiarare l’abuso di potere e di posizione dominante da parte del delegato del socio di maggioranza, nonché la nullità, l’inefficacia e l’invalidità delle statuizioni da questi adottate con mezzi contrari a quelli prestabiliti in assemblea (i soci di minoranza asserivano che questi avesse, in un primo momento, deliberato l’abbattimento del capitale sociale e, in un secondo momento, avesse approvato un aumento del capitale sociale); chiedevano di accertare l’invalidità dell’esercizio del diritto di opzione da parte del  delegato del socio di maggioranza in relazione all’acquisto delle quote dei soci di minoranza (questi asserivano, inoltre, che il socio di maggioranza li avesse dichiarati decaduti, acquistando egli stesso le loro quote). Chiedevano, infine, di disporre una reintegrazione ed una restituzione delle quote di partecipazione societaria nella misura percentuale da ognuno posseduta.

Nel caso di specie, la parte attorea, a seguito di una dichiarazione di incompetenza del primo tribunale adito, aveva inteso riassumere la causa ex art. 50 c.p.c. dinanzi al suddetto tribunale presentando, però, delle nuove doglianze che, per la recente riforma del diritto societario, costituiscono atto introduttivo di un giudizio ex novo.

Il Tribunale di Roma si è pronunciato negativamente circa l’impugnazione della delibera di approvazione del bilancio ritenendo che, innanzitutto, una eventuale difformità di valutazione delle immobilizzazioni iscritte in bilancio, ovvero del valore delle attività patrimoniali nonché di altri costi gestionali, che possano influire sulla veridicità e sulla correttezza del bilancio stesso, deve essere valutata alla luce di possibili rivalutazioni onerose da parte dei soci (che nel caso in esame sono mancate); in secondo luogo, il fatto stesso che fosse stato approvato e deliberato un successivo bilancio di esercizio faceva, da un lato, venire meno l’interesse ad agire, dall’altro, determinava l’intervento medio tempore di preclusioni, decadenze e prescrizioni. Al secondo bilancio di esercizio approvato era stata, altresì, allegata una nota esplicativa delle modifiche apportate al primo documento contabile.

Alla luce delle suddette premesse si ritiene, quindi, inammissibile l’impugnazione della delibera di approvazione del bilancio precedente a seguito di approvazione di un bilancio successivo, mancandone i presupposti di fatto e di diritto.

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