BARATTO AMMINISTRATIVO: TRA BENEFICI E DUBBI APPLICATIVI

In Fisco e contabilità
D.l. 133/2014 (c.d. decreto Sblocca Italia)
Approfondimento redatto dalla Dott.ssa Benedetta Capone

Il D.l. 133/2014 (cd. decreto Sblocca Italia) ha introdotto con l’art. 24 lo strumento del baratto amministrativo basandosi sul principio generale di sussidiarietà orizzontale (art 118 Cost.), che mira a rendere i cittadini, individui attivi nella cura dei beni comuni tramite iniziative di collaborazione.

La norma, quindi, consente ai soggetti, che non sono in grado di provvedere al pagamento dei tributi locali per comprovati problemi economici, di assolvere all’adempimento tributario, eseguendo interventi di riqualifica del territorio a favore del Comune, previa presentazione di un progetto.

Ai fini di un inquadramento sistematico del baratto amministrativo, si possono delineare tre aspetti caratterizzanti tale strumento:

  • i beneficiari del baratto rappresentati, prioritariamente, da gruppi di cittadini o associazioni stabili di cittadini che presentano un progetto di intervento sul territorio;
  • l’attività, che in genere deve tendere alla valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano (dalla pulizia e manutenzione di aree verdi a interventi di recupero di alcune aree);
  • i tributi oggetto di scambio, che devono riguardare riduzioni/esenzioni “inerenti” il tipo di attività posta in essere.

L’esenzione può essere stabilita solo per un periodo limitato di tempo e deve essere concessa tramite delibera del Comune che approvi il baratto amministrativo e le relative modalità di svolgimento.

Dal 2015 il numero di Comuni che hanno adottato il baratto ha subito un notevole incremento e ciò è dovuto, soprattutto, all’ampio margine di discrezionalità che il Comune detiene nello stabilire i criteri e le condizioni di accesso e applicabilità delle esenzioni.

Tuttavia, la Corte Conti, in due circostanze, ha rallentato il progressivo sviluppo del baratto amministrativo, evidenziandone alcuni aspetti critici.

La Corte Conti, sezione Emilia Romagna, con sentenza 23 marzo 2016, stabilisce, in primo luogo, che deve esserci la necessaria sussistenza di un rapporto di stretta inerenza tra le esenzioni o le riduzioni dei tributi e le attività di cura e valorizzazione del territorio che i cittadini possono realizzare. Aggiunge poi che il baratto non si applica a debiti pregressi dei contribuenti, per difetto del requisito dell’inerenza del tributo all’attività da prestare. Sottolinea, infine, che non è sufficiente la delibera comunale di approvazione, ma è necessario un Regolamento che delinei specifici aspetti. Ulteriori dubbi allo strumento del baratto sono stati sollevati dalla Corte Conti sezione Veneto, la quale ha evidenziato che le agevolazioni concesse ai cittadini non possono essere fruite dalle imprese, perché si verificherebbe un’elusione delle regole di evidenza pubblica.

Il baratto amministrativo è, quindi, uno strumento che si presta a differenti interpretazioni: da una parte potrebbe essere visto come un confronto nuovo e alternativo nel rapporto tra fisco e contribuente. Dall’altra però, come è emerso dalle sentenze in esame, la mancanza di una regolamentazione specifica rischierebbe di danneggiare pericolosamente i bilanci pubblici.

È opportuno segnalare, inoltre, che nel 2016, il baratto amministrativo è stato disciplinato, un’altra volta, dal nuovo Codice dei Contratti all’art. 190, il quale presenta, come unica significativa differenza rispetto all’art. 24, l’estensione dell’istituto a tutti gli «enti territoriali». La soluzione ottimale, in questo caso, sarebbe stata l’abrogazione dell’art. 24. Al contrario, il Legislatore non è intervenuto, determinando la sopravvivenza di due norme che disciplinano lo stesso istituto e che, per tale motivo, potrebbero creare, in futuro, dubbi applicativi e notevoli contrasti interpretativi.

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