BANCAROTTA FRAUDOLENTA: responsabilità del Collegio Sindacale

In Diritto Societario
Cassazione penale, quinta sezione, sentenza n. 19470 del 09/02/2016 (dep. 10/05/2016) [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Francesca De Risi

Sussiste la responsabilità, a titolo di concorso nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, del componente del collegio sindacale qualora sussistano puntuali elementi sintomatici, dotati del necessario spessore indiziario, in forza dei quali l’omissione del potere di controllo esorbiti dalla dimensione meramente colposa per assurgere al rango di elemento dimostrativo di dolosa partecipazione, sia pure nella forma del dolo eventuale, per consapevole accettazione del rischio che l’omesso controllo avrebbe potuto consentire la commissione di illiceità da parte degli amministratori.

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione conferma un orientamento già consolidato dalla giurisprudenza di legittimità in tema di bancarotta fraudolenta, ossia che la responsabilità a carico dei sindaci è, di norma, ravvisabile a titolo di concorso omissivo, alla stregua dell’art. 40, comma 2, C.p. Tale assunto pone le proprie radici nella funzione propria del collegio sindacale, organo di controllo preposto alla vigilanza sull’amministrazione della società.

Invero, il coinvolgimento dei sindaci non può fondarsi – affermano gli ermellini – acriticamente soltanto sulla loro posizione di garanzia e discendere, tout court, dal mancato esercizio dei doveri di controllo, ma postula l’esistenza di elementi sintomatici, dotati del necessario spessore indiziario, della loro partecipazione, in qualsiasi modo, all’attività degli amministratori ovvero di valide ragioni che inducano a ritenere che l’omesso controllo abbia avuto effettiva incidenza causale nella commissione del reato da parte degli amministratori (Cass., Sez. 5, n. 15360 del 21/04/2010).

Nel caso in esame la Corte, chiamata a pronunciarsi a seguito del ricorso proposto dal pubblico ministero avverso un’ordinanza del Tribunale del riesame di Brescia che annullava la misura cautelare degli arresti domiciliari per i reati di bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale, affronta proprio tale ultimo tema, ribadendo l’indiscusso orientamento della giurisprudenza di legittimità.

In particolare, la Corte evidenzia come, nel caso soggetto al suo vaglio, i sindaci abbiano ricoperto un ruolo di controllo non solo nella società fallita, ma anche nelle società beneficiarie delle distrazioni perpetrate ai danni di quest’ultima, ciò comportando l’evidente condizione degli stessi di comprendere i risvolti problematici delle “operazioni anomale” poste in essere dall’organo amministrativo e di attivare i poteri di controllo loro spettanti. Cosa che gli stessi non hanno fatto.

In realtà, prosegue la Corte, le anzidette condotte …evidenziavano una modalità così eclatante ed evidente di irregolarità che non può ritenersi che nel caso di specie l’omesso controllo non abbia avuto effettiva incidenza causale nella commissione del reato da parte degli amministratori e dunque che la omissione di controllo non rilevi, sub specie dell’equivalenza giuridica, sul piano della causalità, tra il non impedire un evento che si ha l’obbligo di impedire ed il cagionarlo.

Per i motivi illustrati, la Suprema Corte, in accoglimento del ricorso proposto dal pubblico ministero, ha disposto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata per dar seguito ad un nuovo esame del quadro indiziario dei sindaci in relazione al profilo della loro, eventuale, responsabilità nei fatti in corso di accertamento in ragione di quanto previsto dall’art. 40, comma 2, C.p.

In conclusione, appare di tutta evidenza come non possa considerarsi una mera negligenza nell’esercizio della funzione di sindaci l’ipotesi in cui questi ultimi non intervengano in presenza di evidenti condotte spregiudicate, poste in essere dall’amministratore della società, che avrebbero dovuto allertarli.

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