BANCAROTTA FRAUDOLENTA: anche le condotte di “autofinanziamento” mediante l’omissione degli obblighi tributari integrano il reato

In Diritto penale commerciale, Fallimentare
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 Cassazione, sez. V penale, sentenza del 6 dicembre 2017 (dep. il 10 gennaio 2018) n. 633 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Sabrina Mazzocca

Si configura il reato di bancarotta fraudolenta nel caso in cui l’organo di gestione commetta degli abusi nella gestione o delle infedeltà ai doveri legalmente previsti o, ancora, ponga in essere atti pericolosi, complessi e strutturalmente collegati, idonei a compromettere la stabilità economico-finanziaria dell’impresa.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, chiarisce alcuni importanti aspetti inerenti la configurabilità del reato di bancarotta fraudolenta ex art. 223 comma 2, L. Fall..

La difesa, difatti, denunziando il vizio di violazione di legge in relazione all’art. 223, comma 2, L. Fall., sostiene la non configurabilità del reato richiamato, dal momento che agli imputati si contesta di aver posto in essere condotte dolose che hanno cagionato il fallimento, e non di aver dolosamente cagionato il fallimento; inoltre, risulta essere assente il nesso causale tra le condotte di questi e il fallimento, in tal caso considerato come evento naturalistico (contra Cass. pen. n. 13190/2017).

In tal caso, si legge nel ricorso, sarebbe più opportuno riconfigurare il reato in termini di bancarotta semplice impropria ex art. 224, comma 2, L. Fall. – rispetto al quale sarebbe già maturata la prescrizione – poiché il fallimento sarebbe dovuto intervenire nel 1998 (data in cui gli imputati hanno acquisito la società), anno in cui la società già versava in uno stato di dissesto, aggravatosi per effetto della condotte elusive degli obblighi fiscali degli imputati.

La Corte, tuttavia, mostra di voler aderire all’orientamento già consolidatosi secondo cui, facendo applicazione della disciplina sul concorso di cause ex art. 41 c.p., vi è da ritenere che, né la preesistenza di una causa idonea a condurre al dissesto, né la circostanza che la condotta degli imputati abbia aggravato il dissesto in atto, siano cause idonee a recidere il nesso di causalità sussistente tra le condotte dolose omissive e il fallimento.

La tecnica dell’autofinanziamento mediante l’omissione del pagamento di imposte e tributi, difatti, è riconducibile all’ipotesi prevista dall’art. 223, comma 2, n.2, L.Fall., in quanto presuppone una serie di “atti intrinsecamente pericolosi per la ‘salute’ economico-finanziaria dell’impresa”.

In tal caso, difatti, il pregiudizio non deriva da una specifica azione dannosa, quanto da una moltitudine di atti avvinti dall’intento elusivo.

Ciò determina un’ipotesi di bancarotta fraudolenta preterintenzionale, ragion per cui sull’accusa grave esclusivamente l’onere di dimostrare la consapevolezza e volontà della natura dolosa delle operazioni poste in essere e l’astratta prevedibilità del fallimento, non dovendo questo essere oggetto di volontà e rappresentazione.

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