AVVOCATO: commette illecito deontologico chi fraziona il medesimo credito del proprio cliente in plurimi atti giudiziari

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza n.961 del 17/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Formica

“Si applica la sanzione disciplinare all’avvocato che, violando il Codice Deontologico Forense, si avvale di plurimi atti di intervento, per lo stesso creditore, i quali potevano essere riuniti in unico atto e con unica liquidazione di compensi, senza aggravare ingiustificatamente la posizione del debitore”.

Questo il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione, Sez. Unite, Pres. Rordorf – Rel. Cirillo, con la sent. n. 961 del 22 novembre 2016, depositata in Cancelleria lo scorso 17 gennaio 2017.

La vicenda trae origine dall’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di quattro avvocati, da parte dell’Ordine degli Avvocati di Siena, per violazione dell’art. 49 del codice deontologico forense nella sua previgente formulazione.

A tal proposito, giova ricordare che la citata norma, oggi trasfusa nell’art. 66 C.d.f., prevede che “l’avvocato non deve aggravare con onerose o plurime iniziative giudiziali la situazione debitoria della controparte, quando ciò non corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita”.

Nel caso in esame, a seguito di segnalazioni di anomalie e disfunzioni nelle esecuzioni mobiliari trattate dinanzi al Tribunale di Siena, il COA proscioglieva due avvocati domiciliatari e, diversamente, applicava sanzioni disciplinari nei confronti degli altri due procuratori, titolari delle cause.

In particolare, veniva stigmatizzata negativamente la strategia dell’avvalersi di plurimi atti di intervento che ben avrebbero potuto, per ciascun creditore, essere compendiati in unico atto e con unica liquidazione di compensi, senza aggravare ingiustificatamente la posizione del debitore.

La Suprema Corte, investita della questione, ha sottolineato che al creditore non è consentito frazionare la propria pretesa in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in considerazione delle regole di correttezza, buona fede e giusto processo per “inderogabili doveri di solidarietà” (art. 2 Cost.), da ritenersi violati quando il creditore aggravi ingiustificatamente la posizione del debitore ed eserciti l’azione in forme eccedenti, o devianti, rispetto alla tutela dell’interesse sostanziale.

Secondo gli Ermellini, inoltre, il frazionamento soggettivo delle azioni giudiziarie costituisce condotta abusiva poiché idonea a gravare le parti dell’aumento degli oneri processuali derivanti dalla proliferazione non necessaria dei procedimenti.

In ogni caso, conclude la Suprema Corte, a prescindere dalle considerazioni in tema di abuso del processo, l’aspetto centrale della questione è costituito dall’osservanza dei fondamentali principi di correttezza e buona fede, emergenti dall’art. 49 del Codice deontologico forense (oggi art. 66) che rappresenta una norma dettata in considerazione della responsabilità sociale dell’avvocato.

Per tali motivi, la Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato in solido gli avvocati ricorrenti alle spese del giudizio di legittimità.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

Finanziamento illecito ai partiti

Cassazione, sentenza 24158/2018 Redatto dal dott. Gabriele Marasco Il finanziamento illecito ai partiti può configurarsi tanto attraverso erogazioni di

Read More...

CONTRATTI TRA SOCIETA’ PARTECIPATE: è richiesta la forma scritta ad substantiam?

Corte di Cassazione, sentenza n.3566/2018 Redatto dalla dott.ssa Roberta Mordà La Corte di Cassazione con sentenza n. 3566/2018 ha

Read More...

Come proteggere il patrimonio familiare

Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca Ti è mai capitato di temere di perdere il patrimonio personale e familiare a fronte

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Mobile Sliding Menu