AVVOCATI: Linee Guida della Cassazione sul recupero degli onorari non pagati

In Diritto Civile
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Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 4485 del 23 febbraio 2018 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Federica Antonacci

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 4485 del 23 febbraio 2018 ha esaminato la questione relativa al rito applicabile in caso di azione giudiziaria promossa dall’avvocato nei confronti del cliente per il pagamento delle sue competenze ed onorari.

Le problematiche che hanno portato nel tempo ad un contrasto giurisprudenziale scaturiscono dal coordinamento tra la procedura speciale per il recupero degli onorari prevista dalla legge n. 794/1942 ed i riti semplificati previsti dal codice di procedura civile introdotti a seguito del d.lgs. n. 150/2011.

La vicenda trae origine dal ricorso ex art. 702 bis c.p.c. promosso da un avvocato per il pagamento delle sue competenze in relazione all’attività professionale svolta; il ricorso veniva dichiarato inammissibile sia perché non introdotto nelle forme previste dall’art. 14 del d. lgs. n. 150/2011 sia in quanto radicato presso un Tribunale non competente, come disposto dall’art. 28 l. 794/1942.

Il professionista ricorre con regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo di aver correttamente incardinato il giudizio con il rito sommario ex art. 702 bis c.p.c. al quale è applicabile la regola della competenza prevista all’art. 18 c.p.c. sul luogo di residenza o domicilio del convenuto.

La questione, considerati i numerosi orientamenti contrastanti emersi nel tempo, viene rimessa alle Sezioni Unite.

Preliminarmente la sentenza riepiloga le problematiche emerse nel corso del tempo, in particolare rilevando che l’utilizzo del temine “liquidazione” inserito nell’art. 14 del d.lgs. n. 150/2011 aveva lasciato supporre che il rito semplificato fosse utilizzabile solo nelle controversie relative alla quantificazione della parcella e non anche del diritto al pagamento.

In ragione di ciò, le contestazioni della controparte quanto alla sussistenza del rapporto o all’avvenuto pagamento della parcella avevano comportato una immediata modifica del rito semplificato e la conseguente declaratoria di inammissibilità del ricorso da parte del Tribunale.

La soluzione delle Sezioni Unite, invece, va in direzione opposta rispetto alla pronuncia di primo grado; invero, la Corte precisa preliminarmente che la disciplina dell’art. 28 della legge del 1942 e dell’art. 14 del d.lgs. n. 150/2011 quanto alla domanda di liquidazione non ha oggetto limitato ma deve intendersi estesa non solo al quantum ma anche all’an debeatur.

Le Sezioni Unite sono state quindi chiamate ad accertare se, per effetto dell’entrata in vigore della normativa di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150/2011 e del trasferimento in esso del procedimento già disciplinato dagli artt. 28 – 30 della l. n. 794/1942, la situazione riguardo i procedimenti utilizzabili dall’avvocato per la tutela del credito e le prestazioni indicate nella normativa del 1942, nella sua formulazione anteriore, sia stata modificata e, in caso positivo, in che modo.

A soluzione di questa questione le Sezioni Unite hanno affermato il seguente principio di diritto:

A seguito dell’introduzione del d.lgs. n. 150/2011 art. 14, la controversia di cui alla l. n. 794/1942, art. 28, come sostituito dal citato d.lgs., può essere introdotta: a) o con un ricorso ai sensi dell’art. 702-bis c.p.c. che dà luogo ad un procedimento sommario “speciale”, disciplinato dal combinato disposto dell’art. 14 e degli artt. 3 e 4 del citato d.lgs. e dunque dalle norme degli artt. 702-bis c.p.c. e segg., salve le deroghe previste dalle dette disposizioni; b) o con il procedimento per decreto ingiuntivo ai sensi degli artt. 633 c.p.c. e segg., ed è disciplinata come sub a), ferma restando l’applicazione delle norme speciali che dopo l’opposizione esprimono la permanenza della tutela privilegiata del creditore e segnatamente degli artt. 648, 649 e 653 c.p.c. (quest’ultimo da applicarsi in combinato disposto con l’art. 14 e con il penultimo comma dell’art. 702-ter c.p.c.). Resta, invece, esclusa la possibilità di introdurre l’azione sia con il rito di cognizione ordinaria e sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702-bis c.p.c. e segg.”.

Pertanto, per la Corte le opzioni perseguibili per il recupero del credito dell’avvocato sono solo il ricorso per decreto ingiuntivo ex art. 633 e segg. c.p.c. o, in alternativa, attraverso il ricorso ex art. 702-bis c.p.c. che dà luogo ad un rito sommario speciale, disciplinato dagli artt. 3, 4 e 14 del d.lgs. n. 150/2011.

Inoltre le Sezioni Unite precisano ulteriormente che “la controversia di cui alla l. n. 794/1942 art. 28, tanto se introdotta con ricorso ex art. 702-bis c.p.c., quanto se introdotta con ricorso per decreto ingiuntivo, ha ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell’avvocato tanto se prima della lite vi sia una contestazione sull’an debeatur quanto se non vi sia e, una volta introdotta, resta soggetta (nel secondo caso a seguito dell’opposizione) al rito indicato dal d.lgs. n. 150/2011 art. 14, anche quando il cliente dell’avvocato non si limiti a sollevare contestazioni sulla quantificazione del credito alla stregua della tariffa, ma sollevi contestazioni in ordine all’esistenza del rapporto, alle prestazioni eseguite ed in genere riguardo all’an.

In conclusione per le Sezioni Unite, una volta introdotta con procedimento sommario speciale o con ricorso per decreto ingiuntivo, la controversia, anche in caso di opposizione, resta sempre soggetta al rito sommario speciale di cui all’art. 14 d. lgs. n. 150/2011 senza che, su tale aspetto, incida la circostanza che le opposizioni del cliente si riferiscano anche all’esistenza del rapporto e alle prestazioni eseguite dall’avvocato.

Unica eccezione si configura nell’ipotesi in cui il convenuto si costituisca sollevando una domanda riconvenzionale, di compensazione o di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante, o introduca una domanda ulteriore rispetto a quella principale che esorbita dal rito sommario speciale. Tale tipologia di domanda potrà essere trattata con rito sommario speciale ex art. 14 del d.lgs. n. 150/2011 solo se si presta ad una istruzione sommaria.

Diversamente, dovrà essere separata la trattazione della domanda nuova, procedendosi con il rito ad essa applicabile, considerato il divieto previsto dall’art.14 di trattazione unitaria con rito ordinario.

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