ARMI IN CASA: quali sono le cautele da adottare per la corretta custodia

In Diritto penale commerciale
Cassazione penale, sezione prima, sentenza n.13570 del 20/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Michele Salomone

L’obbligo dei possessori di armi a qualsiasi titolo di custodirle con ogni possibile diligenza trova fondamento in una garanzia di sicurezza pubblica a carattere generale tale da ingenerare un’impossibilità di elencazione precisa delle modalità di custodia.

Il legislatore protende nel rimettere la valutazione delle circostanze al soggetto agente che si trova di volta in volta investito ad adempiere a tale obbligo.

In base a tali circostanze si necessita accertare concretamente le situazioni di fatto ed quelle possibili, scegliendo le cautele opportune per l’incolumità pubblica.

Tale ratio è proprio quella posta alla base dell’art. 20 della L. 110 del 1975 che punisce il reato di mera condotta “di pericolo” che si perfeziona in capo al soggetto agente, al momento della mancata adozione di tutte quelle cautele che avrebbe dovuto ritener opportune in base alle circostanze di fatto sia conosciute ma sia altresì conoscibili, e cioè rientranti in un’ordinaria previsione.

Tale impostazione risulta d’altro canto rimarcata anche nell’art. 20 bis della citata legge, che qualifica con maggiore gravità l’impossessamento di armi da parte di un minore, necessitando la presenza dello stesso una maggiore diligenza tale da ritenersi provata la custodia nel caso in cui non sia stato “agevole” l’impossessamento, e cioè che il minore abbia posto in essere una condotta “particolare” diretta a superare gli accorgimenti e le misure adottate dal possessore dell’arma. Alla luce di quanto affermato risulta sufficiente la semplice omissione delle cautele commisurate alla diligenza dell’uomo medio (proporzionate al pericolo che la norma intende scongiurare) per il configurarsi della fattispecie penale prevista.

Con la sentenza del 20 marzo 2017, n. 13570, la Prima sezione della Cassazione Penale, si è pronunciata su un ulteriore caso di custodia, valutando l’adempimento dell’obbligo in questione in ragione di un’interpretazione errata della norma data dal giudice di prime cure.

La pronuncia del Tribunale di Foggia impugnata condannava R. alla contravvenzione di cui all’art.20 della L.110 del 1975 per non aver custodito “con diligenza” all’interno della propria abitazione la pistola, il relativo caricatore e cinquanta cartucce, nonostante i tre oggetti fossero collocati in tre luoghi diversi di una casa dotata di protezione blindata.

A ragion della Suprema Corte l’obbligo di custodia di un soggetto «possessore» di armi (non esercente attività professionale in materia d’armi) è adempiuto attraverso una condotta protesa ad impedire che «chiunque» possa impossessarsene. Infatti, le ipotesi di contravvenzioni di cui all’art.20 e 20 bis sono dirette alla prevenzione di più gravi reati contro la sicurezza pubblica in generale, ma si caratterizzano tra loro per un rapporto di specialità, ponendo un dovere di diligenza rafforzato per quelle categorie di soggetti con riferimento alle quali, può derivare una maggiore pericolosità dal maneggio.

Pertanto l’obbligo di diligenza è assolto quando in ragione delle circostanze di fatto la persona abbia secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit posto in essere tutte le cautele necessarie.

Nel caso di specie, non risultando che l’abitazione fosse frequentata da minorenni e che l’imputato aveva riposto l’arma “priva di colpo in canna e del relativo caricatore” sotto il materasso del letto, lontano dalle cartucce e a loro volta dal relativo caricatore, la Corte ha ritenuto adempiuto l’obbligo anche tenuto conto che l’abitazione fosse dotata di sistemi normali sistemi di sicurezza.

Ancor di più la Suprema Corte ribadisce l’assenza per il privato cittadino detentore di armi dell’obbligo di adottare “particolari” ed “efficienti” misure di difesa contro i furti, non rilevando l’eventuale specificità di tali sistemi, essendo necessaria (secondo le modalità prescritte dalla autorità di pubblica sicurezza) solo per chi esercita professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o è autorizzato alla raccolta o alla collezione di armi.

 

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