APPELLO: non può essere proposto dall’attore soccombente nel merito per denunciare il difetto di giurisdizione

In Diritto Civile
Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n.21260 del 20/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Chiara Liotto

L’attore che abbia incardinato la causa dinanzi ad un giudice e sia rimasto soccombente nel merito non è legittimato ad interporre appello contro la sentenza per denunciare il difetto di giurisdizione del giudice da lui prescelto.

Ribaltando il precedente orientamento (Cass., Sez. Un. Civili, 27 luglio 2011, n. 16391 e Sez. Un. Civili, 28 maggio 2014, n. 11916), la Corte di Cassazione conferma quanto disposto dalla sentenza del Consiglio di Stato che aveva escluso che potesse trovare ingresso la censura con la quale la parte ricorrente aveva messo in discussione la giurisdizione del TAR (nel caso di specie, il Tribunale regionale di giustizia amministrativa  per il Trentino- Alto Adige, sezione Bolzano), da lei stessa  adito, al fine di ribaltare l’esito negativo del giudizio di merito, richiamando l’orientamento secondo cui tale comportamento, oltre ad integrare il divieto di venire contra factum proprium, andrebbe ad arrecare un irragionevole sacrificio alla controparte, costretta a difendersi nell’ambito del giudizio da incardinare dinanzi al nuovo giudice (In senso conforme: Consiglio di Stato Sez. IV, 7 novembre 2015, n. 5484; Sez. VI, 29 febbraio 2016, n. 856).

Come specifica la Corte di Cassazione, la statuizione sul merito contiene implicitamente l’antecedente logico da cui è condizionata: la sussistenza della giurisdizione, in difetto della quale non avrebbe potuto essere adottata. Dunque, secondo il diritto vivente formatosi sull’art. 37 c. p. c., e recepito anche dal codice del processo amministrativo (art. 9, d. lvo 2 luglio 2010, n. 104),  la giurisdizione costituisce un capo autonomo della sentenza capace di passare in giudicato anche se il giudice non si sia pronunciato espressamente sul punto.

Ne consegue che, di fronte ad una sentenza di rigetto nel merito della domanda formulata dall’attore, non è ravvisabile una soccombenza di quest’ultimo anche sulla questione della giurisdizione. Al contrario, su questa risulta essere vincitore perché il giudice, decidendo nel merito la causa, l’ha riconosciuta.

Ciò non si pone in contrasto con la garanzia del giudice naturale e precostituito dalla legge. Infatti tale garanzia è presidiata dall’obbligo del giudice di prime cure di procedere d’ufficio alla verifica della potestas iudicandi e va bilanciato con quello della speditezza del processo.

La soluzione preclusiva, inoltre, appare in linea con la concezione della giurisdizione intesa come risorsa a disposizione della collettività e, come tale, deve essere impiegata razionalmente, perché l’ordinamento non consente all’attore soccombente nel merito, la contraddittorietà rispetto alla scelta della giurisdizione, per conseguire l’utilità discendente dal ripensamento secundum eventum.

 

 

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