APPELLO: inammissibile la produzione di nuovi documenti, salvo casi eccezionali

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, Presidente Dott.ssa Vivaldi Roberta, sentenza n. 26522 del 9.11.2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione, terza sezione civile, si pronuncia sul ricorso n. 27765-2015 proposta da F.G. contro EQUITALIA SUD SPA. e contro ROMA CAPITALE, enunciando il seguente principio di diritto: “la preclusione alla produzione nel grado d’appello di nuovi documenti è temperata dalla facoltà del giudice di ritenerli necessari allo scopo di dissipare lo stato di incertezza sui fatti controversi.”

In particolare, F.G. proponeva opposizione, innanzi al giudice di pace di Roma, avverso una cartella di pagamento emessa da Equitalia Sud s.p.a. per la riscossione di entrate di natura non tributaria riconducibili a Roma Capitale, deducendo l’omessa notificazione dei relativi avvisi di accertamento.

Il giudizio, svoltosi in contumacia delle parti convenute, si concludeva con il rigetto dell’opposizione per carenza di interesse ad impugnare ciò che il giudice di pace espressamente qualificava come mero sollecito di pagamento.

Promosso appello avverso la sentenza pronunciata dal giudice di pace, il Tribunale di Roma riteneva fondato il primo motivo di impugnazione, con il quale la ricorrente evidenziava come l’oggetto del giudizio di opposizione fosse costituito dalla cartella di pagamento e non, come erroneamente ritenuto dal giudice di pace, da un mero sollecito di pagamento, tuttavia rigettava l’opposizione nel merito, essendo stata nel frattempo raggiunta la prova dell’avvenuta notificazione dei verbali di accertamento.

Contro tale decisione la ricorrente soccombente ha proposto ricorso per Cassazione, censurando la pronuncia del Giudice di appello che aveva ritenuto ammissibile la produzione documentale depositata dagli opposti per la prima volta in appello, in palese violazione del divieto assoluto di nuova produzione documentale, che può essere derogato solo quando la parte interessata dimostri di non aver potuto provvedere alla produzione nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.

Secondo un primo orientamento: “nel giudizio di appello, costituisce prova nuova indispensabile, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., comma 3, quella di per sè idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto indimostrato o non sufficientemente provato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado” .

Tuttavia il nuovo testo della disposizione in commento recita quanto segue: “nel giudizio di appello c’è un divieto assoluto di ammissione di nuovi mezzi di prova e di produzione di nuovi documenti, a prescindere dalla circostanza che abbiano o meno quel carattere di “indispensabilità” che, invece, costituiva criterio selettivo nella versione precedente della medesima norma, fatto comunque salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile”.

Ciò posto, i giudici di legittimità hanno cassato la sentenza impugnata atteso che i giudici di merito, facendo erronea applicazione della precedente formulazione dell’art. 345 c.p.c., hanno ritenuto ammissibile la produzione in grado di appello di documenti nuovi.

 

 

 

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