APPALTI: l’impresa può essere esclusa per la condotta penalmente rilevante dell’ex amministratore?

In Appalti
Corte di Giustizia, sezione quarta, Unione Europea, sentenza 20/12/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Anastasia Buglione

Con la sentenza 20 dicembre 2017 (C 178/16), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Quarta Sezione) si è pronunciata su una domanda giudiziale in merito alle cause di esclusione e i principi fondamentali posti a base delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi.

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, l’impresa di costruzioni Mantovani Spa e Guerrato Spa e, dall’altro lato, la provincia autonoma di Bolzano, l’ ACP e l’ ANAC, in merito alla esclusione della Mantovani dalle procedure di gara relative alla aggiudicazione di un appalto per la costruzione della nuova casa circondariale di Bolzano.

Nello specifico, la Mantovani era stata esclusa per violazione dei requisiti richiesti all’art.38 dlgs n.163/2006, come confermato anche dall’ANAC, “in ragione della insufficiente e tardiva dimostrazione della dissociazione della Mantovani dalla condotta penalmente rilevante del suo ex amministratore (che aveva falsato delle fatture), e della mancata comunicazione di tale condanna in sede di partecipazione (art.45 ,paragrafo 2, primo comma, lettera c) e g) direttiva 2004/18). Da parte sua l’impresa ha impugnato la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato evidenziando come, al momento della partecipazione alla gara, ancora non c’era stata nessuna sentenza passata in giudicato come sanciscono le norme di riferimento e che la dissociazione della società dalla condotta penalmente rilevante del suo ex amministratore era dimostrata dalla circostanza che il predetto non ricopriva più tale carica all’interno della società stessa.

Conformemente a una giurisprudenza costante, le cause di esclusione indicate dalla sopra detta direttiva, in realtà, non trovano una uniformità di applicazione a livello dell’Unione, poiché gli Stati membri hanno la facoltà di non applicarle o di inserirle nella normativa nazionale con un grado di rigore che potrebbe variare a seconda dei casi in funzione di considerazioni di ordine economico, giuridico e sociale.

Nel caso in esame, la causa di esclusione analizzata era riferita espressamente alla “moralità professionale” sull’assunto che, siccome le persone giuridiche agiscono tramite i loro rappresentanti, il comportamento di questi ultimi che sia contrario alla moralità professionale ben può costituire un elemento rilevante nella valutazione della moralità professionale dell’impresa.

Da parte sua l’impresa ha chiaramente la facoltà di dimostrare la sussistenza delle condizioni che soddisfano la partecipazione alla gara, presentando tutte le prove che, a suo avviso, dimostrino l’eventuale dissociazione dalla condotta penalmente rilevante del precedente amministratore.

Orbene, la Corte, sulla scorta di tale ragionamento, dopo aver asserito che deve sempre tenersi conto di una condanna a carico dell’impresa offerente, anche se non ancora definitiva, per un reato che incide sulla moralità dell’impresa, qualora il suddetto amministratore abbia cessato di esercitare le sue funzioni nell’anno precedente alla partecipazione alla gara, è giunta poi ad escludere la detta impresa dalla eventuale aggiudicazione, atteso che la stessa, omettendo di dichiarare detta condanna, di fatto non si sarebbe completamente dissociata dalla condotta dell’ex amministratore.

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