APPALTI: legittima l’esclusione per falsa dichiarazione sulla violazione delle norme di sicurezza

In Appalti
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TAR Campania – Napoli, sezione prima, sentenza n. 2598 del 10/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Ilaria Falzone

E’ legittima l’esclusione da una gara di appalto per falsa dichiarazione circa l’inesistenza di gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro ex art.80 comma 5 lettera a). Tale falsa dichiarazione, oltre ad impedire alla stazione appaltante di valutare la gravità dell’infrazione accertata, esclude in radice l’operatività del meccanismo di “self cleaning” ex art. 80 comma 7 del Codice dei contratti pubblici.

Il principio giuridico proposto scaturisce dal ricorso presentato da una società di costruzioni la quale veniva esclusa da una procedura negoziata ex artt. 36, comma 2, lett. c) e 63 del d.lgs. n. 50/2016 indetta per l’affidamento di alcuni lavori di riqualificazione.

Nei fatti accadeva che, nonostante gravasse in capo al legale rappresentante della società partecipante una condanna a mesi 3 di reclusione, per aver commesso il reato di cui all’art. 590, commi 2 e 3 c.p., questi, nella dichiarazione generale di cui all’art. 80 del d.lgs. n. 50/2016, prevista dal disciplinare di gara, in riferimento all’art. 80, comma 5 lettera a), attestava di non aver commesso gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Per meglio chiarire le disposizioni di legge sopra citate, è opportuno specificare che, dal casellario giudiziario, a differenza di quanto sostenuto dalla società di costruzioni, risultava che il legale rappresentante veniva condannato per gravi lesioni colpose (590, comma 2 cod. pen.), aggravate dalla circostanza della “violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro” (art. 590, comma 3, c.p.), tra l’altro, la falsa dichiarazione sulla insussistenza di “gravi infrazioni debitamente accertate” alle norme in materia di sicurezza sul lavoro, non consentiva di attivare la procedura di c.d. “self cleaning” di cui al successivo comma 7 dell’art.80 del d.lgs. n. 50/2016.

Più nello specifico, l’impossibilità di attivare la procedura de qua derivava dalla lesioni subite dal lavoratore che rendono grave l’infrazione alla normativa in materia di sicurezza sul lavoro, e la segnalazione dell’avvenuto infortunio alla propria compagnia assicurativa non era sufficiente a provare di aver risarcito o di essersi impegnato a risarcire il dipendente del danno causato dal reato.

Orbene, avverso la contestata esclusione, la società ricorrente deduceva che né la normativa di legge né il disciplinare di gara avrebbero imposto alcun onere dichiarativo circa la circostanza ostativa della partecipazione alla procedura negoziata, poiché non annoverabile tra i reati elencati in via tassativa dal comma 1 dell’art. 80 del d.lgs. n. 50/2016 né tantomeno integrante, ai sensi del successivo comma 5, lett. a), una infrazione grave, debitamente accertata, alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, integrando così, in ordine all’omissione dichiarativa, solamente un falso innocuo.

Contrariamente il Tar Campania, seguendo un orientamento precedentemente enunciato dal Tar Veneto, riteneva che la dichiarazione resa dalla società ricorrente non forniva un quadro completo della situazione dell’impresa concorrente in relazione agli accertamenti di cui all’art. 80 del d.lgs. n. 50/2016 risultando pertanto reticente.

A causa di tale omissione, il processo decisionale della stazione appaltante non si è potuto svolgere in maniera esauriente dato che, la mancata dichiarazione circa la sussistenza di un precedente penale impediva alla stazione appaltante di esprimere ogni necessaria considerazione circa l’osservanza delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte della ricorrente.

Pertanto, la decisione di escludere la società di costruzioni non è dunque legata all’esistenza del precedente penale, ma bensì al fatto che, lo stesso, avrebbe dovuto essere semplicemente dichiarato al fine di consentire all’ente di verificare la gravità dei fatti e la relativa ammissione alla gara.

Infatti la preclusione nei confronti della società partecipante da parte della stazione appaltante di esperire il rimedio c.d. self cleaning è dovuto dalla condotta reticente da essa esercitata, la quale, peraltro, si è limitata solamente a ricollegare il proprio impegno riparatorio di cui al comma 7 dell’art. 80 d.lgs. 50/2016, alla segnalazione alla compagnia assicurativa del sinistro occorso al proprio dipendente.

In conclusione, il Tar rilevava che, il disciplinare di gara richiedeva, a pena di esclusione, un’attestazione dal contenuto completo circa l’insussistenza di infrazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e che la società ricorrente, a riguardo, aveva reso una dichiarazione inveritiera. Dunque non è configurabile un falso innocuo, in quanto, nelle procedure ad evidenza pubblica, la completezza delle dichiarazioni sul possesso dei requisiti generali viene considerato un dato fondamentale dal momento che consente, in ossequio al principio del buon andamento dell’amministrazione, una celere decisione in ordine all’ammissione dell’operatore economico alla gara; di conseguenza, una dichiarazione inaffidabile, deve ritenersi, lesiva degli interessi tutelati dall’ordinamento in materia di procedure ad evidenza pubblica.

Ilaria Falzone

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