AMMINISTRATORE IN CONFLITTO DI INTERESSI: QUAL E’ IL DANNO RILEVANTE PER PROPORRE UN’AZIONE DI ANNULLAMENTO?

In Diritto Societario
Tribunale di Brescia, Sezione specializzata delle Imprese, sentenza del 11/02/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio

Il Tribunale di Brescia con la sentenza in esame ha statuito che, in caso di atto posto in essere da un amministratore in conflitto di interessi, la conseguente azione di annullamento può essere proposta solo in presenza di un danno concreto alla società da lui amministrata.

Nel caso in questione veniva proposto reclamo contro un’ordinanza precedente in cui veniva disposto il sequestro giudiziario delle azioni acquistate dall’amministratore di “P” S.p.a di “A” S.r.l.

Per il giudice sussisteva sia il fumus boni iuris, in riferimento alla probabile azione di annullamento successiva, sia il periculum in mora.

In particolare, veniva evidenziato sia il conflitto di interessi, in considerazione del rapporto di stretta parentela tra l’amministratore di “A” e l’amministratore socio unico di “P”, sia la tempistica precipitosa dell’atto che era successivo alla verifica da parte del medesimo tribunale della causa di scioglimento della società ma prima della nomina del liquidatore, sia l’inusuale dilazione di pagamento.

La parte reclamante ha provato a smontare punto per punto le statuizioni dell’ordinanza, e in particolar modo ha evidenziato come il G.D. abbia affermato “di aderire all’orientamento secondo cui non è necessaria la prova concreta del danno in caso di annullabilità dell’atto posto in essere in conflitto di interessi.”

Il reclamo non è stato accolto.

Interessante è ciò che i giudici hanno statuito per confermare la sussistenza del fumus.

In primo luogo, sono state prese in considerazione due pronunce della Corte di Cassazione:

  • la prima afferma come per il conflitto di interessi sia più rilevante l’operazione in concreto che la formale contrapposizione (Cass. n. 18792/95);
  • la seconda considera irrilevante il vantaggio o lo svantaggio per il rappresentato(Cass. n.16708/2002).

Il Collegio, ha da ultimo tenuto in considerazione l’art. 2475 ter, evidenziando come, precedentemente all’introduzione della norma, la giurisprudenza ritenesse sufficiente il solo danno potenziale come presupposto dell’azione di annullamento (Cass n.13708/99, Cass n.10749/92, Cass n.1498/94, Cass. n.4257/1992).

In seguito, con l’introduzione dell’art. 2475 ter, il legislatore, al secondo comma, ha previsto che il danno concreto sia requisito fondamentale per l’azione di annullamento.

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