AMMINISTRATORE IN CONFLITTO DI INTERESSI: quando proporre l’azione di annullamento?

In Diritto Societario
conflitto di interessi forum iuris
Sentenza del Tribunale di Brescia,  R.G n. 21651/2015, [Leggi la sentenza]
Redatto a cura del dott. Alessandro Carofiglio

In caso di atto posto in essere, o per cui sia stato determinante per l’adozione, da un amministratore in conflitto di interessi, la conseguente azione di annullamento può essere proposta solo in presenza di un danno concreto alla società da lui amministrata.

Nel caso in questione veniva proposto reclamo contro un’ordinanza precedente in cui veniva disposto il sequestro giudiziario delle azioni acquistate dall’amministratore di “P” S.p.a di “A” S.r.l. . Per il giudice sussisteva sia il fumus boni iuris, in riferimento alla probabile azione di annullamento successiva, che il periculum in mora.

Veniva evidenziato sia il conflitto di interessi, visto il rapporto di stretta parentela tra l’amministratore di “A” e l’amministratore socio unico di “P”; sia la tempistica precipitosa dell’atto che era successivo alla verifica da parte del medesimo tribunale della causa di scioglimento della società ma prima della nomina del liquidatore ; sia l’inusuale dilazione di pagamento.

La parte reclamante prova a smontare punto per punto le statuizioni dell’ordinanza, e in particolar modo sottolinea come il G.D. abbia affermato “di aderire all’orientamento secondo cui non è necessaria la prova concreta del danno in caso di annullabilità dell’atto posto in essere in conflitto di interessi.”

Il reclamo non è stato accolto.

Interessante è ciò che i giudici statuiscono per confermare la sussistenza del fumus. Prima di tutto vengono prese in considerazione due pronunce della Corte di Cassazione : la prima afferma come per il conflitto di interessi sia più rilevante l’operazione in concreto che la formale contrapposizione (Cass n. 18792/95); la seconda considera irrilevante il vantaggio o lo svantaggio per il rappresentato (Cass. n.16708/2002).

Il Collegio, a questo punto prende in considerazione l’art. 2475ter, evidenziando come precedentemente all’introduzione della norma la giurisprudenza ritenesse sufficiente il solo danno potenziale come presupposto dell’azione di annullamento (Cass n13708/99, Cass n.10749/92,Cass n.1498/94,Cass. n.4257/1992). In seguito con l’introduzione del 2475 ter il legislatore, al secondo comma, ha previsto che il danno concreto è requisito fondamentale per l’azione di annullamento.

 

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