Accertamento tecnico preventivo: competenza del giudice del luogo di assunzione della prova

In Diritto Civile

Tribunale, Torino, sez. I civile, del 01/12/2016 [Leggi il provvedimento]

Redatto a cura dal dott. Giovanni Sodano

Nei procedimenti di accertamento tecnico preventivo, ove ricorrano i presupposti dell’eccezionale urgenza trova applicazione la regola prevista dall’art.693 c.p.c., secondo comma, in relazione all’audizione di testi a futura memoria, radicandosi la competenza anche nel caso di specie in capo al giudice del luogo in cui la prova deve essere assunta.

Con il provvedimento in epigrafe la prima sezione civile del Tribunale di Torino fornisce alcune interessanti delucidazioni in ordine ai criteri di determinazione del giudice competente rispetto al procedimento di accertamento tecnico preventivo ex art. 696 c.p.c. con precipuo riferimento nel caso di specie ad una controversia inerente ad un contratto stipulato da un professionista ed un consumatore ed in quanto tale regolamentato dal codice del consumo (D. Lgs. 6 settembre 2005 n. 206).

Com’è noto, nel vigente sistema processuale il procedimento di istruzione preventiva risponde all’imprescindibile esigenza di assicurare che nelle more del giudizio di cognizione non si disperdano mezzi di prova potenzialmente rilevanti ai fini della decisione sul merito. La funzione eminentemente cautelare dell’istituto, applicabile in via esclusiva alla prova testimoniale, all’accertamento tecnico, nonché all’ispezione giudiziale, emerge a chiare lettere dalla peculiare disciplina che lo connota e che si differenzia da quella prevista per il rito cautelare uniforme, la cui applicazione, fatta eccezione per quanto previsto dall’art. 669 septies, è espressamente esclusa dall’art. 669 quaterdecies c.p.c.

A norma dell’art. 693 c.p.c, l’istanza va proposta con ricorso dinnanzi al giudice competente per la causa di merito ovvero limitatamente alle ipotesi di eccezionale urgenza al Tribunale del luogo in cui la prova deve essere assunta. Parametri, quest’ultimi, che appaiono senz’altro in piena sintonia con la ratio ispiratrice del procedimento, attese le circostanze di straordinaria urgenza che impongono di assumere i mezzi di prova richiesti al di fuori della fase istruttoria e  che non a caso l’interessato dovrà dare adeguatamente motivare nell’atto introduttivo a pena di inammissibilità dello stesso.

In tal senso, malgrado il silenzio del legislatore sul punto e la collocazione sistematica della disposizione in questione lascino intendere diversamente, l’orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità ritiene i criteri testé richiamati applicabili senza alcun dubbio anche all’accertamento tecnico preventivo e all’ispezione giudiziale di cui agli artt. 696. La competenza in materia di istruzione preventiva va, dunque, determinata inderogabilmente in base alle regole predette, per cui, laddove si controverta, come nella fattispecie posta al vaglio del giudice torinese, di contratti conclusi da un imprenditore ed un consumatore, rispondendo le parti in causa rispettivamente ai requisiti soggettivi di cui alle lettere a) e c) dell’art. 3 D. Lgs. 6 settembre 2005 n. 206, dovrà necessariamente farsi applicazione del criterio desumibile dall’art. 33  lettera u) dello stesso decreto, ovvero il foro del consumatore[1]. Naturalmente, qualora il periculum in mora assuma i connotati di cui al secondo comma dell’art. 693 c.p.c., la competenza dovrà nel caso di specie radicarsi  in capo al giudice del luogo in cui la prova deve essere assunta. L’eccezionale urgenza cui richiamata dalla disposizione in esame, in sintonia con l’orientamento espresso a più riprese dalla Suprema Corte[2], andrà valutata dal giudice cui è rivolta l’istanza in relazione alle ipotesi astrattamente configurabili al momento di proposizione della domanda. Trattasi, dunque, di un giudizio “ex ante” e per giunta non suscettibile di sindacato dinnanzi ai giudici di legittimità in quanto afferente ad un accertamento di fatto[3].

Alla luce delle predette considerazioni, assolutamente condivisibili debbono ritenersi le conclusioni cui giunge rispetto al caso di specie il giudice torinese, il quale rigetta l’eccezione di competenza sollevata dalla parte resistente, osservando come non residuino dubbi circa la propria competenza a conoscere dell’istanza di accertamento tecnico preventivo ex art. 696 formulata dal ricorrente, giacchè le accertate ragioni di straordinaria urgenza richieste dalla norma non consentono di procedere all’assunzione dei relativi mezzi di prova dinnanzi ad altro foro. Soluzione, quest’ultima, che, rileva il giudicante, appare obbligata anche laddove di procedesse ex art.. 693 comma  primo, tenuto conto che la conclamata natura giuridica del rapporto controverso imporrebbe egualmente di riconoscere la competenza del Tribunale di Torino, dovendosi svolgere dinnanzi ad esso il successivo giudizio di merito in quanto coincidente con il foro del consumatore.

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[1] Ex plurimis: Cass. civile sez. VI 10 febbraio 2016 n. 2687, Cass. civile, sez. VI,  25 novembre 2010 n.23979.

[2] Cfr. Cass. civile, sez. II, 16 novembre 1993 n.11292; Cass. civile, sez.19 febbraio 1972 n.486.

[3] Cfr. sul punto Cass. civile, sez III, 17 settembre 1996 n.8309.

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