ABUSO DEL PROCESSO: quando si dà luogo ad una violazione dei doveri di correttezza e di buona fede

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.22574 del 07/11/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Valentina Pellegrino

“Si ha abuso del processo quando la parte pone in essere un atto processuale non per perseguire lo scopo proprio dell’atto, ma – sviando l’atto dalla sua causa tipica – per perseguire uno scopo diverso da quello per cui l’atto è funzionalmente previsto dalla legge, dando luogo ad una violazione dei doveri di correttezza e di buona fede che è tenuta ad osservare”

 “Non incorre in abuso del processo l’attore che, a tutela di un credito dovuto in forza di un unico rapporto obbligatorio, agisca prima con ricorso monitorio per la somma provata documentalmente e poi con il procedimento ordinario di cognizione per la parte residua, dovendosi riconoscere il diritto del creditore ad una tutela accelerata mediante decreto ingiuntivo per la parte di credito liquida che sia provata con documentazione sottoscritta dal debitore”.

La controversia in esame ha per oggetto un decreto ingiuntivo, attraverso il quale fu intimato alla Regione Calabria il pagamento, in favore dei ricorrenti, del compenso fisso pattuito considerato illegittimo perché contrario ai minimi previsti dalle tariffe degli avvocati. La loro intenzione era di non rinunziare al compenso aggiuntivo e premiale pattuito e, pertanto, di agire per esso separatamente.

Nella resistenza della Regione Calabria, il Tribunale di Catanzaro, tramite ordinanza, dichiarò improponibile la domanda dei ricorrenti sul presupposto della infrazionabilità in sede processuale del credito e condannò gli attori al pagamento delle spese processuali.

La Corte d’Appello di Catanzaro compensò le spese del primo grado del giudizio, ma confermò la statuizione di improcedibilità della domanda, disponendo la compensazione delle spese del giudizio di appello.

Alla base di tali pronunce, vi è la valorizzazione di due regole: quella di correttezza e buona fede, e quella del canone del “giusto processo“, che escludono la parcellizzazione giudiziale dell’adempimento del credito, a causa dell’incidenza pregiudizievole che avrebbe sulla posizione del debitore: sia sotto il profilo del prolungamento del vincolo, sia sotto il profilo dell’aggravio di spese e dell’onere di molteplici opposizioni.
Va tuttavia precisato che il richiamato principio giurisprudenziale non deve essere inteso in senso assoluto, dovendo escludersi il divieto di parcellizzazione della domanda giudiziale allorquando, solo per una parte dell’unico credito, vi siano le condizioni richieste dalla legge per agire con lo strumento giudiziario più spedito azionato per primo.

La Corte Suprema di Cassazione ha precedentemente affermato un diverso orientamento interpretativo, in base al quale al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, non è consentito frazionare il proprio credito in plurime richieste giudiziali di adempimento; e ciò, sia nel caso in cui tali richieste risultino scaglionate nel tempo, sia quando – come nel caso di specie – le medesime siano contestuali. (cristallizzato dalle Sezioni Unite nella pronuncia 15 novembre 2007, n. 23726 e seguito anche da Cass. 11 giugno 2008, n. 15746) .
Successivamente, la Corte di Cassazione ha giustamente considerato che l’attore intenzionato a tutelare un unico credito derivante da un unico rapporto obbligatorio, il quale agisca con ricorso monitorio per la somma provata documentalmente e con il procedimento sommario di cognizione per la parte residua, non incorre in un abuso dello strumento processuale per il frazionamento del credito, poiché tale comportamento non si pone in contrasto né con il principio di correttezza e buona fede, né con il principio del giusto processo, dovendosi riconoscere il diritto del creditore ad una tutela accelerata mediante decreto ingiuntivo per i crediti provati con documentazione sottoscritta del debitore (Sez. 2, Sentenza n.10177 del 18/05/2015, Rv. 635418).

Considerando la diversa natura delle pretese fatte valere nei separati procedimenti (credito liquido in un caso, credito da liquidare nell’altro), non vi è pericolo di formazione di giudicati contraddittori, ma neppure è ipotizzabile un ingiusto aggravio per la posizione del debitore. Come ovvio, sarebbe il creditore a subire un ingiusto pregiudizio: ove gli venisse preclusa la possibilità di avvalersi del procedimento più spedito (quello d’ingiunzione), per la parte di credito già liquida, e ove, per ottenere un titolo esecutivo relativo a tale parte di credito, fosse costretto ad attendere i tempi più lunghi di un procedimento ordinario.

In adeguamento ai tempi correnti, considerata la crisi economica e la spending review, la Corte di Cassazione ha legittimamente cassato la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e ha rinviato, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro.

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