ABUSO DEL PROCESSO: condizioni di ammissibilità del frazionamento del credito

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza n.16870 del 20/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

È ammessa la proposizione di domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritto di credito, pur se riconducibili ad un unico rapporto di durata. Tuttavia, ove i predetti diritti di credito siano inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o fondati nel medesimo fatto costitutivo, le domande possono essere proposte separatamente solo ove sussista in capo all’attore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela frazionata.

Le Sezioni Unite, con la pronuncia in commento, sembrano interrompere il trend giurisprudenziale volto ad un sempre maggior riconoscimento di condotte abusive processualmente.

Difatti, il massimo consesso della Cassazione, chiamato a pronunciarsi circa l’ammissibilità o meno di separate domande giudiziali che traggono tutte origine da un medesimo rapporto di lavoro ormai cessato, ritiene che il lavoratore non sia obbligato ad avanzare le proprie pretese creditizie in un unico processo.

Il percorso motivazionale seguito dalle Sezioni Unite muove da un’interpretazione sistematica del codice di rito da cui emergono diversi indici a favore della frazionabilità, basti pensare alle norme in materia di domande accessorie, connessione, proponibilità di più domande nel medesimo processo, condanna generica e alla previsione di cui all’art. 34 c.p.c. che richiede un’espressione richiesta di parte affinché l’accertamento della questione pregiudiziale sia coperta dal giudicato.

D’altronde, una soluzione di segno contrario recherebbe un vulnus al principio di economia processuale e alla posizione del creditore.

Questi, infatti, pur in assenza di una norma che sancisce l’improponibilità di diverse domande a fronte di un medesimo rapporto, non potrebbe usufruire della pronta realizzabilità del credito grazie a riti processuali più snelli, riducendo il ruolo del processo a quello di mero contenitore di domande di per sè eterogenee.

Tuttavia, le Sezioni Unite mostrano di non tralasciare indici che muovono nella direzione opposta, ossia norme volte a favorire la trattazione congiunta delle domande al fine di evitare giudicati contrastanti al fine di non pregiudicare la giustizia sostanziale della decisione (S.S.U.U. n. 12310/2015).

Per questo motivo, non è possibile proporre in un sperato processo domande relativi a crediti distinti ma comunque inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un eventuale giudicato, a meno che non sussista un interesse oggettivamente valutabile del creditore.

In conclusione, dunque, sembra possibile affermare che l’aspetto che risulta valorizzato è il contributo della partecipazione delle parti al processo che, in sinergia con il lavoro dei magistrati, devono contribuire alla realizzazione di un processo per quanto possibile celere, evitando di porre in essere condotte ostruzionistiche, come emerge anche dall’art. 96 comma 3 c.p.c..

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